Tsipras nel tempio di Bruxelles con Sofocle e l’Herpes

Luigi Conenna
Tsipras a Bruxelles
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Alexis Tsipras al Parlamento Europeo, 8 giugno 2015, Bruxelles – Fonte: Flickr

Sicuro di sè, tranquillo e a tratti anche sorridente. Se non fosse per quell’herpes sul labbro inferiore che tradisce probabilmente l’accumulo di stress, Alexis Tsipras sembrerebbe quasi sereno. Il mare è in tempesta, ma il capitano si dimostra saldamente al timone e determinato a raggiungere un porto sicuro.
Forse questa sicurezza e questa tranquillità derivano anche dalla circostanza, nuova e interessante, in cui il premier greco si trovava al momento del discorso che andiamo ad analizzare.

Bruxelles, Parlamento europeo. In seduta plenaria Alexis Tsipras parla per la prima volta al cospetto del Parlamento presieduto da Martin Schulz. Il premier più chiacchierato dello scenario europeo non si fa pregare per togliersi un bel sassolino dalla scarpa, sottolineando che questo evento si sarebbe dovuto verificare tempo addietro. Invece Tsipras questo discorso pronunciato nel “tempio della democrazia” se l’è dovuto sudare. Ci è arrivato perché adesso, dopo il noto referendum che ha insegnato anche ai non classicisti che no in greco si scrive oxi, impugna il coltello delle trattative un po’ più dalla parte del manico.

 

A primo impatto, forse perché abituati a certi interventi politici di casa nostra, si resta colpiti dai toni scelti.
Si presenta “col cuore in mano” e onorato dal potersi rivolgere “ai rappresentanti eletti dei popoli dell’Europa” in un “momento cruciale per la mia patria e l’eurozona in generale”.

Chiede, forte del mandato popolare, una soluzione giusta socialmente e sostenibile economicamente, che non preveda un’austerità perpetua e senza uscita.

Dice che quella del popolo sovrano greco non è stata una scelta di rottura con l’UE, ma una richiesta di trattare sulla base di solidarietà, rispetto reciproco e uguaglianza

Racconta della sua volontà di mostrare una luce a fine tunnel per la sua patria utilizzata a suo dire negli ultimi cinque anni come “laboratorio di austerity“.

Propone di farlo spostando i pesi dalle fragili spalle di lavoratori dipendenti e pensionati, a quelle ben più robuste di chi versa in condizioni di ricchezza elevata (il 10% dei greci gestisce il 56% della ricchezza nazionale, dice citando una ricerca di Credit Suisse).

Sottolinea l’importanza della sostenibilità del debito pubblico, rassicurando che il suo volere non è di gravare sui contribuenti europei, ma che il suo governo ambisce piuttosto a ritrovarsi quanto prima a non dover più dipendere dai prestiti che arrivano da oltre confine.

Per riuscire in ciò Tsipras chiede di poter realizzare le proprie riforme, quelle partorite dal governo sovrano e non dai tecnici europei, arrivando qui alla provocazione del tipo “altrimenti eliminiamo le elezioni e affidiamo tutto ai tecnici”.
Le riforme che immagina sono quelle pensate dal suo governo e non dai tecnici sovranazionali.

No all’austerità che non ha migliorato il meccanismo fiscale, non ha rotto gli intrecci fra potere politico e economia, non ha frenato la corruzione, non ha guardato al bene pubblico ma a interessi particolari.

Sì a riforme concepite per cambiare la Grecia, combattendo oligopoli, controllando la spesa pubblica, ammodernando la pubblica amministrazione.

Tutto ciò è però posto con garbo, in uno scenario europeo che ha una storia di “conflitti e compromessi”. Il compromesso che serve adesso, a suo dire, è importante più che mai per evitare una frattura storica.

Non manca la stilettata alla Germania, che avrebbe goduto del maggior slancio solidale a matrice europea nella storia quando sono stati tagliati i debiti post seconda guerra mondiale.

Tirando le somme, Tsipras chiede un’Europa democratica, fatta da stati sovrani che possano decidere come fare le riforme, restando vincolati ai risultati e non alla procedure per raggiungerli. Con le parole fa capire più di una volta che se affonda lui affondano tutti, e che il problema è europeo e non greco.

Non poteva non fare ricorso alla simbologia e alla cultura greca nel corso di questo storico intervento nel “tempio della democrazia”, ricordando in chiusura, a proposito di tragedia greca, come secondo Sofocle ci sono “momenti in cui una legge superiore rispetto a quella degli uomini è il diritto degli uomini” (Antigone).

Al suo popolo arroga il diritto di esistere, di sopravvivere, di migliorare, ma di farlo in maniera strutturata e con lo sguardo al domani. Chiede per questo un “accordo sostenibile ed equo“.

A chi gli chiede cosa intende fare risponde con l’elenco di ciò che ha fatto in questi pochi mesi, nonostante tempo e energie sottratte al suo governo dalle trattative con la Troika.

Ai partner europei chiede di assumersi, tutti insieme, la propria “responsabilità storica”.

Qui il video degli interventi di Tsipras a Bruxelles, con traduzione in italiano.

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Luigi Conenna

Sono nato sul mare. Sono aperto al mondo, senza muri e barriere. Mi piacciono l’armonia e la tranquillità.


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