Cosa sono gli Stati Generali delle donne Young?

Anna Calò
Condividi

Tra due giorni, il 27 settembre si terrà a Milano il primo incontro degli Stati Generali delle donne Young all’ interno della conferenza mondiale delle donne, Pechino vent’ anni dopo (26-28 settembre, Programma).

Ma cosa sono gli Stati Generali delle donne Young?

“Spesso occhi nuovi possono fornire soluzioni nuove. L’esperienza che necessita di essere valorizzata, deve impedire che la paura di osare porti alla cristallizzazione delle dinamiche sociali, economiche e politiche”.

È un gruppo di giovani donne nato per creare un punto di incontro generazionale, e non solo, con gli Stati Generali delle donne  e per condividere idee, progetti, preoccupazioni e speranze. Le Under 30 sono una generazione che guarda al futuro con opaca speranza e che aspetta di avere reali opportunità per agire in un Paese dalle mille risorse e con un grande capitale umano da valorizzare. Questa nuova sfida porta ad una riflessione a tutto tondo sulle strategie efficaci da attuare per un cambiamento, soprattutto, nel mondo del lavoro. Un gruppo pieno di persone appassionate e provenienti da tutte le regioni con percorsi diversi, tante competenze, con voglia di fare e di mettersi in gioco. Il primo obiettivo è stato raggiunto: la squadra c’è e sta lavorando, forza e determinazione animano il tutto.

Il progetto si collega, come accennavo, al lavoro degli Stati Generali delle donne, un lavoro di coordinamento paziente e puntiglioso avviato oramai da due anni che ha portato alla creazione una piattaforma democratica di donne e uomini uniti che discutono su varie tematiche per realizzare delle proposte concrete da portare all’attenzione delle istituzioni locali e nazionali.

Il 27 settembre sarà quindi il primo appuntamento ufficiale all’interno di questa straordinaria cornice di respiro internazionale e tanti saranno i temi su cui si concentrerà il dibattito, tra cui: comunicazione di genere, cultura di genere, politiche giovanili e, soprattutto, lavoro.

L’idea di fondo di questo progetto è semplice: dare voce e mettersi in ascolto per fare in modo che “non vi siano luoghi privilegiati per le opportunità“, come recita lo slogan di lancio della conferenza.

Tre giorni, centinaia di donne da tutto il mondo che si incontreranno e discuteranno insieme su quanto è stato fatto e quanto ancora c’è da lavorare a  vent’ anni di distanza da Pechino dove per la prima volta, i diritti delle donne furono definiti diritti umani ed universali con la conseguenza che nessuna fede, cultura o estremismo religioso possa giustificarne la violazione. Dopo vent’ anni, le parole chiavi su cui concentrare l’attenzione sono ancora: empowerment e mainstreaming.

Gli obiettivi delle tre giornate milanesi sono i seguenti:

  1. Sensibilizzare gruppi, enti nazionali e sovranazionali e pubbliche amministrazioni nelle politiche di gender mainstreaming, incoraggiare, supportare e accompagnare attivamente la ricerca di soluzioni per risolvere il problema della disoccupazione femminile, favorire l’integrazione delle donne, dare valore a nuove politiche aziendali favorevoli ad una innovativa organizzazione tra il tempo per il lavoro e il tempo per le famiglie.
  2. Costruire politiche efficaci di contrasto alla violenza maschile sulle donne, nella convinzione che la violenza perpetrata alle donne abbia la stessa matrice della violenza verso la Madre Terra.
  3. Riflettere e contrastare i matrimoni precoci.
  4. Stimolare approcci innovativi nell’ organizzazione del lavoro aziendale compatibili con le responsabilità familiari al fine di tentare di raggiungere il tasso di occupazione previsto dagli obiettivi dell’ Ue per il 2020.
  5. Favorire e incoraggiare la presenza di donne in posizioni di leadership, presenza riconosciuta elemento chiave per la performance e il business in ogni Paese.
  6. Costruire una nuova economia al femminile, immaginare un nuovo modello di sviluppo sostenibile centrato sui principi e i valori. Ridare dignità al lavoro delle contadine e costruire piccole economie locali fondate su una agricoltura di sussistenza e famigliare che rispetti la Terra e la biodiversità.
  7. Aumentare e sostenere la presenza femminile in tutte le sfere della società.
  8. Raggiungere posizioni top senza cambiare l’identità dell’essere donna, dando il via ad una profonda rivoluzione culturale. Un passaggio fondamentale svolto con le giovani donne, in un percorso comune di riflessione e di ricambio generazionale.

 

Le idee, i suggerimenti, i fatti che costituiranno oggetto dello stare insieme di questi tre giorni confluiranno nella Carta delle donne del mondo che sarà consegnata a Ban Ki-moon in un incontro già programmato. Il lavoro continuerà poi per la prossima tappa: Matera, città della cultura europea 2019.

 

 

 

Condividi
Anna Calò

Cogito ergo comunico. Appassionata di arte e politica. Sognatrice, quanto basta. Curiosa, in maniera smisurata.


Lascia un commento