Italians do it better? Trump vs Berillo. Analisi dello stile comunicativo di Donald Trump confrontato con due esponenti del panorama politico italiano: Berlusconi e Grillo, il “Berillo”

Sara Ceredi
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Donald Trump durante un intervento pubblico, fonte Flickr


 

Potrebbe apparire paradossale parlare, in così largo anticipo, delle elezioni presidenziali americane fissate per i primi giorni di novembre 2016, ma ciò che davvero risulta paradossale è il sentire parlare da qualche tempo a questa parte solo di lui, Donald Trump, candidato repubblicano in corsa per la presidenza degli Stati Uniti d’America, mettendo quasi in ombra il presidente uscente Barack Obama e la onnipresente Hillary Clinton, anch’essa candidata per il Partito Democratico ed interessata all’offerta del prossimo “posto vacante” nella Casa Bianca.

Certamente questi ultimi due big degli United States appaiono ancora in voga al momento ma non riescono a tenere la scena contro la figura imponente di Trump, nonostante la stessa signora Clinton sia stata “coinvolta nello scandalo”, appena qualche giorno fa, della sua dichiarazione circa la gratuità del lavoro degli stagisti che Lei stessa assumerebbe in ambito elettorale (affermazione che ha fatto nel giro di poche ore capolino su tutti i Social Network) e “l’abbronzato Barack” sia continuamente preso di mira per le sue mancanze come attuale presidente americano.

Ed è proprio dall’epiteto berlusconiano che è necessario partire per analizzare la figura ridondante di Trump, così chiacchierata, polemica, assurda ed eccessiva.

Donald Trump, classe 1946, è uno dei giocatori dell’imminente partita presidenziale in atto e per quanto la sua professione sia distante dal mondo politico, attualmente è il candidato repubblicano con maggiore presa sul volgo e i motivi sono numerosi e neanche troppo complessi.

Fondatore di una delle maggiori multinazionali americane dedicate all’intrattenimento e alla bella vita, Trump conquista la scena con la sua volgarità, il suo pensiero poco elaborato e le sue eccessività, le sue belle donne e i suoi capitali, con la sua personalità corpulenta e senza mezzi termini utilizzando l’attuale campagna elettorale come trampolino di lancio per accrescere la sua fama e il suo portafogli. Ma come fa esattamente? Come può apparire tanto ridicolo e sessista e allo stesso tempo piacere tanto al gentil sesso americano e non solo? Strategia comunicativa illuminata o allievo di ben altri oratori di questo genere?

Si potrebbe provare a rispondere a queste domande analizzando la comunicazione del presidente della Trump Organization paragonandola allo scenario nostrano: Silvio Berlusconi e Beppe Grillo, meglio ancora il signor “Berillo”, figura mitologica nata, nella testa di chi scrive, dalla fusione delle caratteristiche salienti dei due leader della comunicazione politica italiana.

Sia l’americano che i due noti volti italiani non nascono come politici di professione, e questa potrebbe essere una delle cause circa la decisione di giocare la “battaglia politica” servendosi della voce grossa, delle battute sessiste e degli insulti ai nemici, della popolarità come imprenditori/comico e della presenza scenica calcolata in ogni minimo dettaglio. Così, come il Cavalier Berlusconi parlava sorridente dai muri della sua dimora della minaccia comunista, tale quale il comico genovese urlava alla folla dalle piazze italiane definendo gli altri corridori falliti e, diciamo, poco propensi al vero interesse del paese. E, se a questo punto analizziamo i risultati ottenuti nel Bel Paese, possiamo dichiarare che la strategia italiana ha, coscientemente, attraversato l’oceano per riversarsi nella persona di Trump, che apostrofa una giornalista un po’ “scomoda” come mestruata, che definisce le donne “dogs or fat pigs”, che non nasconde il suo fatturato da 400 milioni di dollari per far breccia nei cuori dei più ricchi, ma soprattutto dei più poveri perché è risaputo che chi meno ha più vuole. Ma non solo: si fa depennare come ospite a convegni proprio a causa delle sue malelingue e, non contento, riesce a farne un vanto posizionandosi in risalita in tutti i sondaggi rendendosi ancora più eccessivo ma contemporaneamente ancor più attraente e votabile; non per nulla Oscar Wilde sosteneva l’importanza di essere al centro dell’attenzione indipendentemente dall’accezione negativa o positiva ed è proprio quello che il miliardario americano sta prendendo alla lettera.

 

Resterebbe comunque doveroso estraniarsi dal dare qualsiasi tipo di giudizio sul modus operandi dell’imprenditore repubblicano, almeno fino a quando non avremo la certezza che queste azioni porteranno l’eccentrico Donald al potere, anche se personalmente mi sembra impossibile non valutare un operato del genere se non proprio per la sua eccessività.

 

Anche se, da italiana, ritengo che la strategia politica prevalentemente berlusconiana sia imparagonabile con quella americana: credo che nessuno sia in grado di sfoggiare quel sorriso per ben vent’anni con quella stessa naturalezza onnipresente che ha convinto milioni di italiani a credere in Silvio.

 

Italians do it better?!

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Sara Ceredi

Appassionata di tutti gli effetti dell’elettronica e di tutte le
sfaccettature della danza, non nego l’amore immenso che provo per il
nichilismo e per la letteratura russa.
Filosofa di formazione e di mentalità, attraverso l’universo sorridendo!


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