The European Union, tutto qui?

Anna Calò
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Foto ripresa dal profilo Facebook dell’artista inglese, Bansky


The European Union, tutto qui? Tutto qui il sogno di un’Europa nata per ristabilire la pace e la collaborazione tra i popoli dopo le devastazioni della seconda Guerra Mondiale? È davvero questo ciò che ne resta di quell’incredibile laboratorio di alta ingegneria politica? Allora aveva torto Thomas Moore quando diceva che nessuna carta geografica è completa se non contiene un fazzoletto di terra che si chiama utopia. E utopia è parsa a molti, il sogno europeo immaginato da Adenauer, De Gasperi e Schuman sulle macerie ancora fumanti di una guerra che aveva distrutto un Continente intero. Eppure sembrerebbe così. Ci siamo troppo concentrati sui numeri e sui conti pubblici e ci siamo dimenticati di tutto il resto. È stata ed è solo una questione di volontà. “The European Union” è l’immagine di copertina ripresa dal profilo Facebook del famoso street artist inglese, Bansky, ma creata dal CEAR (Comision Espanola de Ayuda al Refugiato) per la sua petizione contro le continue morti nel Mar Mediterraneo. Cadaveri di migranti che formano il cerchio della bandiera europea. Nulla di più drammaticamente sintetico raccontato con un’immagine. Una foto ritoccata che porta nuovamente a riflettere sul fatto che l’Europa di fronte a questa grave crisi umanitaria si è trovata totalmente impreparata e priva, ancora ad oggi, di un piano di gestione comune sull’immigrazione. L’operazione Triton non basta. Il regolamento di Dublino deve essere modificato. Schengen non si tocca. Sono le parole che sentiamo ripetere da un anno e più. Ma ancora tutto resta fermo.

L’Europa si deve svegliare. Questa è l’ultima sveglia disponibile visto che si parla di 2.000 migranti annegati nel Mar Mediterraneo solo quest’estate. Numeri spaventosi che fanno riflettere sul fatto che i confini del mondo ormai stanno cambiando e la nostra “Torre di Babele” si sta sgretolando. Dove è finito il progetto di un’unione tra popoli diversi ma uniti? Forse è svanito, forse, in parte, non è mai nato. Da anni stiamo assistendo ad un pericoloso ritorno dei nazionalismi che ha portato anche all’ingresso nel Parlamento europeo di movimenti populisti con chiare venature xenofobe e razziste. Questo clima esalta soluzioni rocambolesche che suonano come urla disperate di chi del problema si è poco interessato e poco ha capito. Le strazianti foto di questi ultimi giorni, apparse sui giornali di tutto il mondo, riportano alla mente scenari spaventosamente tragici letti solo sui libri di storia.  Il mio timore è che il vecchio Continente inizialmente impreparato diventi sempre più sordo e chiuso dietro i muri di filo spinato, senza capire che così facendo si allontana sempre di più dai presupposti che dovrebbero portare, una volta per tutte, i membri dell’Unione a trovare seriamente una soluzione a questo problema. L’Europa si trova, in questo momento, all’ultima fermata, e sull’immigrazione si gioca tutto. Si gioca la sua identità altrimenti diventerà soltanto un soggetto schizofrenico pieno di fobie e timori. Serve di più, serve che tutti facciano la loro parte. Essere europei oggi ci impegna a proporci come architetti in costruzione di un villaggio-mondo, costruito sulle differenze che porti a un’identità unità e plurale, a un patto di umanità con i nuovi venuti.

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Anna Calò

Cogito ergo comunico. Appassionata di arte e politica. Sognatrice, quanto basta. Curiosa, in maniera smisurata.


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