Brevi note e riflessioni partendo dagli “Appunti sulla comunicazione politica”

Elisa Nicolaci
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La comunicazione politica è in continuo cambiamento… oggi i politici sono in campagna elettorale tutti i giorni… il linguaggio politico si sta imbarbarendo e banalizzando sempre di più…
Sono tante le considerazioni sulla comunicazione politica odierna che sentiamo ripetere ormai da un po’ di tempo.
Ma in concreto, cosa vogliono dire? Non sarà che a furia di sentirle dire (e di ripeterle), il messaggio abbia perso (e continui a perdere) per strada, pian piano ma inesorabilmente, un po’ del suo significato, della forza che aveva “ai suoi albori”, della novità che portava con sé, e persino della convinzione che aveva chi lo promulgava?

Pochi giorni fa Andrea Camorrino, consulente di comunicazione politica dell’agenzia di comunicazione Proforma (quelli, tra le altre cose, del manifesto di Renzi: “L’Italia cambia verso”, per intenderci) ha realizzato gli “Appunti sulla comunicazione politica partendo da una capriola di Matteo Salvini” in forma di slides. Un focus concentrato ma intenso (non a caso) da cui ho ripreso e analizzato (con modestia, per carità) le frasi che più mi hanno colpita.

Una goccia di comunicazione al giorno scava la pietra, una cascata negli ultimi 60 la disperde.
Togliamoci dalla testa che se si fa della buona politica i cittadini e le cittadine se ne accorgeranno automaticamente e quindi non ci sarà bisogno di raccontare. Evitiamo monotonia e ripetizioni, ma teniamo sempre informati, su tutto. Se sapremo creare un rapporto tra politici e cittadini, l’empatia degli uni verso gli altri (e viceversa) non potrà che crescere.

“Per ogni situazione complessa c’è una risposta semplice, ed è sbagliata” (autore incerto).
Un concetto che ricorre spesso negli appunti di Camorrino è il bisogno del ritorno alla complessità. Ci siamo convinti, in questi ultimi tempi, che la semplicità sia un elemento fondamentale perché la comunicazione politica possa “arrivare” ai cittadini e alle cittadine, tanto che abbiamo finito, forse, per appiattire il livello della comunicazione e del ragionamento, delle curiosità, delle richieste.
Ma cos’è che ha scaturito questo appiattimento? Si tratta di un tentativo da parte della comunicazione politica di raggiungere tutte le frange della popolazione, anche quelle che fino a poco tempo prima non si interessavano di politica? Forse. E se sì, porterebbe a un’altra domanda: se il destinatario non capisce, la comunicazione deve diventare ancora più elementare?
Confesso che, sempre nel mio piccolo, anch’io mi sono spesso posta questa domanda. Fino a che punto è giusto “abbassarsi” per diventare comprensibili e attrattivi? Un esempio che mi viene in mente a questo proposito è la famosissima incursione di Renzi di qualche anno fa nel programma tv Amici di Maria De Filippi. Fu una mossa giusta per farsi conoscere e mostrare ai giovani che il mondo della politica non è necessariamente vecchio, noioso, lontano, oppure fu una caduta di stile da parte di un uomo che rappresenta le istituzioni?
Neanche a dirlo, io ho sempre avuto dei dubbi su quale sia la giusta risposta a questa domanda. Camorrino, invece, sembra avere le idee più chiare (eh già). La ricomplessizzazione dell’immaginario collettivo non è solo responsabilità del discorso politico, ma è uno dei compiti principali della comunicazione politica. Dice.
Senza dimenticare, comunque, che il nuovo compito del (comunicatore) politico responsabile è rendere la complessità in modo chiaro ma senza banalizzarla (ovvero negarla) e senza vergognarsene.

Hai detto poco.

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Elisa Nicolaci

Comunicatrice, più che comunicatore.
Appassionata e studiosa di comunicazione di genere. Soprattutto.


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