Canone in bolletta elettrica per una Rai a basso voltaggio

Manuela Mondello
Rai
Condividi

«Internet come l’elettricità?». Il motto del futuro, nel nostro bel Paese, pare avviarsi verso altri (tristi) epiloghi: sarà, probabilmente, la Rai a finire in bolletta e in qualche modo i suoi “consumi” saranno equiparati a quelli dell’elettricità.

Tutto questo potrebbe succedere in Italia: risale, infatti, a qualche settimana fa l’annuncio (in)aspettato del premier Matteo Renzi sulla possibilità di introdurre il pagamento del canone Rai nella bolletta elettrica. La tassa di 113 euro dal 2016 costerà ai cittadini 100 euro: “chi è onesto e paga, paga meno” – dice Matteo Renzi durante la trasmissione “In Mezz’Ora”.

Peccato però che il meccanismo di pagamento, così come è stato annunciato, non premierà i cittadini onesti: infatti una famiglia che possiede più di una casa pagherà il canone più di una volta, anche se il contratto di fornitura è intestato al coniuge o al figlio. La stessa che prima pagava una sola tassa, potrà arrivare a pagarne anche 2 o 3. L’onere insomma ricadrà sempre sul nucleo familiare.

Un altro aspetto che si evince dalla modifica riguarda l’apparecchio televisivo: la tassa non sarà più dipendente dal possesso del televisore, ma rientreranno anche i vari device, come smartphone, tablet e pc, che permettono la fruizione dei contenuti tv e radio della Rai. Sarà premura di ogni singolo utente chiedere l’esenzione dichiarando il mancato possesso di tali mezzi. In che modo? Qui la situazione potrebbe complicarsi: è verosimile prevedere un caos amministrativo in capo ai fornitori di energia, che svolgerebbero il ruolo di esattori.

Ma la legge cosa dice a proposito? L’art. 10 del Regio decreto-legge del 21 febbraio 1938 prevede che «chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto». Teoricamente anche uno smartphone, un tablet e un computer sono apparecchi adibiti alla ricezione di radioaudizioni televisive nel territorio italiano, ma in un comunicato stampa del 22 febbraio 2012 è la Rai a ribadire «che in Italia il canone ordinario deve essere pagato solo per il possesso di un televisore». Quindi, sempre in teoria, non deve pagare il canone il cittadino che non possiede un apparecchio televisivo. E allora, se la logica ha ancora cittadinanza in questo Paese, chi non ha un televisore ma ha l’elettricità in casa finirebbe per pagare il canone Rai. Senza una modifica alla normativa vigente “l’inserimento del canone in bolletta creerà effetti a valanga con conseguenze per i consumatori e per le imprese elettriche” denuncia il presidente Codacons, Carlo Rienzi. Oggi La stampa anticipa ulteriori dettagli sull’operazione bolletta: 50 euro da versare nel mese di gennaio, attraverso bollettini che predisporrà la Rai, e poi altri 50 da pagare a metà giugno nella bolletta elettrica. «Certamente il provvedimento verrà inserito nella legge di stabilità», assicura chi segue il dossier.

Chiarito il come c’è sempre un perché che segue. Ci serve questa RAI? Perché dovremmo ancora finanziarla? Il punto è anche questo: essere in linea con il concetto di “servizio pubblico” e avere la capacità di rappresentare (ancora) un’opportunità. Mamma Rai, che negli anni del dopoguerra ha contribuito significativamente al processo di alfabetizzazione, è stata l’informazione e l’intrattenimento dell’Italia intera. Oggi questa Rai, a giudicare dalla sua programmazione, sembra aver perso quella mission: poco attenta, poco educata nel linguaggio e nei contenuti, schiacciata da logiche commerciali. La Rai, infatti, è oggi un’azienda pubblica sovvenzionata dagli utenti, che vive di pubblicità (con il limite che è fissato per legge) come qualsiasi altra impresa privata.

Ha ancora senso accostare la Rai al termine di “servizio pubblico?”. La questione è proprio questa: in un’epoca di grande offerta di contenuti d’informazione e intrattenimento, in un mondo in cui internet, le comunicazioni e l’informatica sono essenziali per la nostra società e l’economia, proprio come l’elettricità, avrebbe senso chiedersi e tentare di dare una risposta al cosa vuole essere oggi la Rai. Il gioco del canone nella bolletta elettrica è indicatore di una Rai sempre più a basso voltaggio nella qualità del palinsesto e quindi, in definitiva, dell’audience. Quasi una luce sempre più fioca che va spegnendosi.

Condividi
Manuela Mondello

Blogger, social media & web content editor, creativa, curiosa e appassionata di politica. Detesto la banalità e mi prendo cura di osservare (o almeno ci provo).


Lascia un commento