Chi dice donna dice danno?

Sara Ceredi
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Fonte: Flickr

Riflessione sulla costruzione dell’agenda dei media in merito alla condizione della donna nella società odierna.

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Chi dice donna dice danno. Questo è il terzo suggerimento che il motore di ricerca Google, nel 2015, suggerisce al navigante che stia digitando nella sua barra magica le parole “chi dice..”.
Nulla di nuovo, verrebbe da dire. Sappiamo di vivere in una società ad orientamento maschilista in cui lo stesso Internet porta l’articolo maschile e non c’è quindi da stupirsi che se i motori di ricerca suggeriscono epiteti che scherniscono la figura femminile. D’altronde proprio in questi giorni siamo bombardati dalle dichiarazioni agghiaccianti della neo Miss Italia e, forse, proprio in merito all’accaduto si potrebbe pensare che una figura del genere possa giustificare alcuni stereotipi. Una donna, eletta a rappresentante della bellezza italiana, in pasto ai media per la sua carente erudizione.
Ma se ci focalizzassimo invece sulla società e non sulla singola persona, saremmo in grado di capire chi davvero è vittima e chi carnefice? I media in questo momento forniscono uno specchio ben elaborato della società odierna in cui basta una gaffe per giudicare una persona in tutto e per tutto e per essere etichettate come capre in generale?

Forse si. Perché nulla è più social di una figuraccia, in particolare se riguarda una donna. Ma se la figuraccia riguardasse la società, anche quella dei media, e le donne questa volta fossero vittime, cosa succederebbe?
Eccone un esempio.
In questi giorni il mondo del web, che propone insulti femminili di facile utilizzo e che porta l’articolo maschile singolare, propone una notizia in merito alla nuova frontiera dell’aborto. È adesso possibile abortire in maniera facile, veloce e senza dolore (un po’ come titolava la pubblicità della siringa buona per i bambini PIC in voga qualche anno fa) ma soprattutto in completa autonomia e nella più assoluta privacy. Ebbene. Da qualche ora a questa parte noi donne avremmo la fortuna di poter abortire da casa, come un televoto, schiacciando un tasto oppure facendo sciogliere una pastiglia sotto la lingua, o meglio ancora, apponendo sul lembo di pelle ferito una polverina magica che ha il potere di distruggere non una, ma ben due vite, quella del bambino e quella della madre.

Ecco perché oggi non accetto (anche se per me è sempre stato inaccettabile) che Google mi suggerisca questa demenzialità. Non accetto che, a vent’anni dalla Conferenza di Pechino questo sia il risultato; non accetto che dopo tutti i movimenti pacifici, tutte le lotte, tutte le leggi o forse le non leggi, tutte le opere, le carte, le Costituzioni e via dicendo, questo sia la conseguenza.
La notizia sconvolgente arriva dalla Francia, che ha rigirato la patata bollente al resto delle Nazioni. In Italia la procura di Genova ha dato l’allarme, ribadendo che, per quanto la notizia abbia poche ore di vita, le inchieste su questo pratico kit, da portare sempre con te, risalgano al 2013. Già due anni fa era possibile con una transazione online acquistare il “magico rimedio” contro una banale ed inopportuna gravidanza; ad oggi, semplicemente, è ancora più facile scegliere, pagare e guarire. Scegliere perché pare che ci siano diverse marche, quelle di serie A e quelle di serie B; pagare perché basta una carta e 200 Euro circa (poi anche in questo caso chi più spende meglio sta); guarire perché con un poco di zucchero la pillola va giù e il problema non c’è più.
Ma la cosa ancora più assurda e tremenda di questo loop, è che non ci sia stato eco a questa rivelazione.

Appare così poco interessante e così poco social tutto questo rispetto alle dichiarazioni di Miss Italia. Appare così desueto questo argomento rispetto al nuovo trucco glam per il ritorno a scuola che fa tanto scalpore tra le teenagers di Facebook. O forse, appare così tanto tabù un argomento come questo nel 2015, quando sono passati millenni dalle dichiarazioni di Wilde ed appare ancora un delitto la decisione di una donna sulla propria vita, senza poter essere giudicata in primis dal suo stesso medico curante nonostante esista una legge apposita (194/78)?

Ai posteri l’ardua sentenza.

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Sara Ceredi

Appassionata di tutti gli effetti dell’elettronica e di tutte le
sfaccettature della danza, non nego l’amore immenso che provo per il
nichilismo e per la letteratura russa.
Filosofa di formazione e di mentalità, attraverso l’universo sorridendo!


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