Giù le armi. Salvini è diventato grande?

Sara Ceredi
Matteo Salvini
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Matteo Salvini, fonte Flickr

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Dalle felpe alla cravatta, passando dal rimprovero per la pistola di Buonanno, l’ultimo Salvini appare trasformato.

 

Come ogni martedì sera, il 20 ottobre 2015 è andata in onda su La7 la trasmissione DiMartedì, condotta dal sorridente Giovanni Floris, che miscela in maniera abbastanza equilibrata le diverse voci del panorama istituzionale italiano, all’interno di un programma che cerca di trattare in maniera quanto più omogenea possibile la situazione politica, etica, sociale ed economica del Bel Paese.
Diverse tematiche e numerosi interventi dei diversi ospiti tra i quali il ministro Poletti, la professoressa universitaria ed ex ministro Elsa Fornero, Emma Bonino e Maurizio Belpietro, l’allettante copertina del comico Maurizio Crozza e le ottime e taglienti domande di Giovanni Floris.

Chi più?

Lui, Matteo Salvini, il segretario della Lega Nord, che ci ha abituati alle tante comparsate televisive, come suggerisce il comico genovese durante la copertina della trasmissione. Salvini brilla, incalza e incuriosisce lo spettatore, forse stranito nel vederlo in giacca e camicia bianca abbottonata ed arricchita persino da una spilla, sorridente e ridanciano alle provocazioni del Maurizio nazionale.
Un Salvini diverso, quasi elegante nel suo abito grigio senza quelle ormai famose felpe a tema che spesso indossa, padrone del mezzo televisivo che non esagera ma risponde a tono, come non sempre accade; un Salvini serio ed equilibrato che non annoia e non cade nel facile giochino delle dicerie ovvie ma che racconta e giustifica le sue posizioni al punto di non sembrare nemmeno un esponente del suo stesso partito, quel partito strafottente che ha ormai da diverso tempo dimenticato la sublime arte del confronto diretto e costruttivo, sostituita da diversi anni di esagerazioni ed eccessi dentro e fuori il Parlamento degli amanti della Padania.

Primo ospite della serata, Matteo Salvini si accomoda in studio non senza aver stretto la mano di Floris, sfoggiando un bel sorriso prima di affrontare la “battaglia”.

Un Matteo Salvini che convince, nei contenuti ma soprattutto nella forma, che espone il proprio pensiero quasi dimenticandosi di dover e poter convincere una parte degli spettatori, che si racconta e che racconta cosa avrebbe fatto lui nella situazione a, b e c.
Un Salvini che argomenta la sua prospettiva in merito ai temi caldi della pensione, delle politiche europee, delle riforme di Renzi, del pensionato accusato di omicidio volontario in provincia di Milano e via discorrendo.
Un Salvini che azzarda proposte in cui crede, giocando in maniera perfetta con la telecamera fissando ad intervalli regolari il suo intervistatore e il resto del pubblico; un Salvini che ascolta, che si fa ascoltare, che domanda la possibilità di un “confronto con la professoressa Fornero” e che resta in attesa del suo turno.
Un Salvini inaspettato, ridimensionato, in grado di poter fare propaganda a livelli superiori e con metodi più raffinati rispetto alla quotidianità; un Salvini che non inciampa sul discorso migrazione, un Salvini non Salvini.

Poi è arrivata la ciliegina sulla torta. Buonanno va in Tv portandosi dietro una pistola, scarica, ci tiene a sottolinearlo. E Matteo? Svelto e fermo lo rimprovera “Ha fatto una cosa stupida, ha sbagliato e l’ho ripreso”.

Cosa sarà mai successo? Che il nostro secondo Matteo nazionale abbia intravisto la luce in fondo al tunnel? O che possa essere merito di una nuova e “sinistra” strategia comunicativa?

L’elettorato di Buonanno (sindaco di Borgosesia) è di matrice leghista. Quella pistola per i suoi estimatori è musica soave e il consenso cresce.
Salvini, che di quella stessa lega è segretario, guarda invece uno scenario più ampio.
Si sente l’alternativa a Renzi e non lo nasconde.
La campagna elettorale del “senti che puzza scappano anche i cani stanno arrivando i napoletani” è finita. Adesso basta autogol, per poter ammiccare anche ai più moderati elettori di centrodestra, continuando quel grande lavoro sul consenso portato avanti ormai da mesi.

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Sara Ceredi

Appassionata di tutti gli effetti dell’elettronica e di tutte le
sfaccettature della danza, non nego l’amore immenso che provo per il
nichilismo e per la letteratura russa.
Filosofa di formazione e di mentalità, attraverso l’universo sorridendo!


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