L’informazione al tempo dei click

Luigi Conenna
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Fonte immagine: Pixabay

Quando il giornalismo dei professionisti non si distingue dal buzz della disinformazione.

Qualche giorno fa abbiamo parlato del click baiting, la pratica portata avanti da “siti bufala” pensati per monetizzare la disinformazione.

Il gioco è tanto semplice quanto scorretto, si crea una notizia che in realtà non è una notizia ma la si crea in modo tale da spingere al click. Quello che succederà dopo poco importa, l’obiettivo di chi impacchetta queste non notizie è unicamente quello di convogliare traffico su un sito.
Il lettore più pronto, più digitalmente e giornalisticamente preparato, potrà obiettare che la colpa è anche di chi si nutre di “notizie” ricavate da fonti poco attendibili.

Ma cosa succede quando a cadere in basso sono le testate di informazione più grandi e famose, piuttosto che i vari siti “.altervista.it” o “.wordpress.it”?
Quale ruolo hanno sul web le testate giornalistiche, informare restando fedeli ai propri temi e al proprio target o intrattenere un pò tutti in cambio dei famosi click?

Ho dato uno sguardo alla pagina Facebook di quattro redazioni online di testate giornalistiche: Repubblica, Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano e Libero.
Ecco cosa emerge, in merito ai temi sopra citati.

 

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La Repubblica, con 2,3 milioni di fan su Facebook, si definisce il “maggior sito di informazione”. Scorrendo la loro pagina non si notano particolari cadute in basso a livello di contenuti, ma i lettori qui paiono attenti ai dettagli, e pronti a dire la propria.

Nello specifico qui ci troviamo al cospetto di un contenuto proveniente da un sito esterno, quello dell’Huffington Post. Si tratta della descrizione di uno stile di vita alternativo portato avanti da una ragazza che ha deciso di conoscersi viaggiando. Quello riportato è il commento con più like al momento dello screenshot, il parere di questo lettore è quindi, fra tutti gli altri, quello con il maggior appoggio della community. Cosa dice questo commento? Accusa la redazione di collezionare click facendo leva su facili emozioni collegate a sogni e restrizioni dell’uomo medio occidentale. Un colpo basso per un lettore d’élite che riconosce i passaggi a vuoto della testata da lui scelta come fonte d’informazione.

 

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Corriere della Sera, 1,9 milioni di utenti al seguito e con lo storico motto “Pubblico, vogliamo parlarti chiaro”. Ci si può domandare se pubblicare il selfie di otto teenagers all’Expo, con sette facce oscurate e una no, perché quello lì è appena morto in gita scolastica, sia parlare chiaro. A qualcuno può sembrare che si cavalchi il clamore della notizia col sadismo di chi non può rinunciare alla foto del morto. In questo caso è proprio il pensiero raccolto nel top comment di Gianni che, birbante, ricorre addirittura alla bestemmia per esternare la propria delusione. “Siete il Corriere della Sera” dice. L’importanza della fonte, appunto.

 

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Eccoci al Fatto Quotidiano di Travaglio. I followers su Facebook sono 1,75 milioni. I temi trattati vari. Giornalismo sì, ma fino ad un certo punto. Di preciso fino a quando si decide di parlare di testicoli depilati. Mi sembra che non ci sia da discutere sulla pertinenza giornalistica della depilazione delle zone intime. Se però qualcuno la pensa diversamente, sono aperto al dialogo. Anche perché non sono un giornalista e magari mi sono perso qualcosa. Se è così però a sbagliare siamo stati almeno in due, io e il commentatore Mattia siamo infatti giunti ad una conclusione molto simile.

A dirla tutta c’era anche un articolo che spiegava come squirting sia la  parola più cercata dalle donne nei siti hard. Il quarto potere in tutto il suo splendore, ve lo risparmio.

 

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Libero Quotidiano. Circa un milione di follower. Qui sopra vi mostro degli screenshot dalla loro pagina. Non mi sono dovuto sforzare, sono contenuti postati nelle ultime cinque ore. Potrei scrivere tanto in merito, forse troppo. In realtà preferisco astenermi. Ai lettori lascio il compito di esprimere un giudizio. È giornalismo questo? Sono questi contenuti editoriali volti a informare? Il giornalismo, l’essere giornalisti, significa impacchettare contenuti di immediato rimando al mondo delle belle donne e del sesso, a due, tre o multipli di tre, pur di ottenere un click?

Chissà se i lettori sono soddisfatti così, lo screenshot che segue prova a rispondere a questa domanda.

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Morale della favola?

Diffidate dai siti bufala, ma non abbassate la guardia neanche al cospetto di redazioni autorevoli. La corsa al click non risparmia neanche loro, professionisti dell’informazione col vizietto di disinformare, o quanto meno di chiacchierare del nulla.

È storia già datata quella del dibattito che lega giornalismo e social. C’è chi dice che i social sono intrattenimento e il cartaceo è informazione.

Secondo me, se ci sono giornalisti a lavoro in una redazione giornalistica, dovrebbero fare giornalismo. Lasciando il quasi porno e l’inutile ai siti “.altervista.it” o “.wordpress.it”, che almeno quelli li riconosciamo subito e possiamo scegliere di starne alla larga.

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Luigi Conenna

Sono nato sul mare. Sono aperto al mondo, senza muri e barriere. Mi piacciono l’armonia e la tranquillità.


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