Newsruption, l’informazione oggi

Luigi Conenna
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Che effetto ha provocato l’avvento di internet e del mobile sulle modalità di ricorso all’informazione della popolazione italiana?

La società di ricerca Human Highway ha cercato di rispondere a questa domanda pubblicando “Newsruption”, un report sull’evoluzione dell’informazione d’attualità online ottenuto integrando dati di diverse indagini condotte negli ultimi sei anni.
Noi, popolo della rivoluzione digitale, possiamo immaginarne i risultati. Non serve essere illuminati per immaginare un crollo della lettura dei quotidiani cartacei dovuto alla diffusione delle nuove tecnologie. Ma serve studiare i dati per corroborare questa ipotesi.

In principio fu il quotidiano. Alla mattina ci si recava in edicola per iniziare la giornata leggendo il giornale. Si sceglieva la testata preferita, al suo interno ci si muoveva fra le varie sezioni soffermandosi su quelle di maggior interesse, si sbirciavano i titoli e si leggevano i contenuti. In due parole, si cercavano le notizie.

La crisi del quotidiano cartaceo inizia nel 2001, per poi acuirsi a partire del 2008, che è non a caso l’anno della diffusione del mobile internet. Basti pensare che negli ultimi otto anni la quota degli investimenti pubblicitari sui quotidiani è calata del 40%.
Cos’è il mobile internet dovremmo saperlo quasi tutti, per chi non lo sapesse è quella innovazione tecnologica grazie alla quale internet è uscito dai nostri computer per accomodarsi su telefoni cellulari di nuova generazione e tablet.

Da qui in poi è successo che anziché scendere in edicola, scegliere una testata e selezionarne i contenuti, è ora sufficiente accendere il proprio apparecchio navigante per imbattersi in contenuti informativi di vario genere e grado. Le testate tradizionali si sono aggiornate iniziando a diffondere l’informazione tramite i propri siti web, le proprie app di aggregazione di contenuti e le proprie pagine social. Il risultato è che adesso sono le notizie a cercarci.

Oggi il prodotto informativo è svincolato dal suo supporto fisico, e “il quotidiano è passato da pilastro dell’informazione a accessorio dell’informazione veloce del web”.
Il cartaceo non è morto del tutto, ma è certamente passato da essere strumento di massa a gingillo di una nicchia. Si contano infatti fra i cinque e i sei milioni di persone che pur avendo familiarità con l’online preferiscono informarsi tramite il cartaceo, ma due terzi di questi non fanno comunque a meno del web. Fra chi naviga in internet a preferire il cartaceo sono soprattutto uomini con un’età intorno ai 50 anni.

Questo fenomeno, incentivato dalle modalità di utilizzo dell’utente finale, giova però anche agli editori, dal momento che “il costo necessario per servire il bisogno informativo di un lettore cartaceo è otto volte superiore al costo che un editore deve prevedere per offrire la visita al proprio sito web d’informazione”.

Questa quadratura ha fatto sì che i lettori abituali sul web siano in costante crescita dal 2009 al 2014, con una leggera flessione nel 2015 a causa probabilmente della sovrapposizione di social network e app che ha rubato qualche visita al siti web degli editori.

I lettori abituali d’informazione, quelli cioè che leggono almeno quattro giorni a settimana sullo stesso canale (web, carta o app), si assestano in Italia fra i quindici e i sedici milioni, pari alla metà dell’utenza totale di internet.
Il 40% dell’utenza internet fruisce dell’informazione tramite siti web, e la metà di questi non ricorre ad altre modalità alternative.
Il 4,3% dei naviganti italiani (1,3 milioni di individui) si dichiara fruitore d’informazione tramite siti web, app e supporto cartaceo; mentre ci sono 7,2 milioni di utenti che ricorrono sistematicamente a due di queste tre possibilità.
In generale, un cyber-navigante su due è oggi lettore abituale di informazione. Quasi un terzo di questi proviene dal nord-ovest, dove resiste però anche il cartaceo (così come accade nelle isole). Al sud (isole escluse) è più diffusa l’informazione via app. A preferire le app sono altresì le donne, mentre fra gli uomini ci sono più preferenze per il cartaceo.

Parlando di informazione e di internet non si può non dedicare una riflessione ai social network quali spazio di condivisione e viralizzazione di contenuti.

La condivisione social dei contenuti, che si può ritenere un indicatore proxy di consumo, attenzione e lettura degli articoli, ha un solo, grande e incontrastato padrone: Facebook.
Qui vengono condivisi il 95,5% delle notizie, seguito da un appassito Twitter (dal 9% del 2012 al 3,2% quest’anno).
I temi che veicolano il maggior numero di condivisioni sono economia, cultura, criminalità/giustizia, sport e politica.
La pratica del condividere è in crescita nonostante ci sia una diminuzione quantitativa dei contenuti.

Infine i motori di ricerca. Il 23% del click sui siti web d’informazione nasce da una ricerca Google. Se vogliamo sapere qualcosa la chiediamo e Google che ce la dice in un attimo.

Da questo quadro emerge una situazione non rosea dei giornali cartacei, per usare un eufemismo, e non è certo una novità. Piuttosto se siamo qui è per chiederci perché sia successo.
Si parla spesso della morte dei giornali, e viene spontaneo chiedersi chi li abbia uccisi. La conclusione di questa ricerca è semplice ma non banale: “nessuno ha ucciso i giornali, sono morti di morte naturale“.

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Luigi Conenna

Sono nato sul mare. Sono aperto al mondo, senza muri e barriere. Mi piacciono l’armonia e la tranquillità.


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