Comunicare il patrimonio culturale oggi

Matteo Cadeddu
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“Dimmi e dimenticherò, mostrami e forse ricorderò, coinvolgimi e comprenderò.”
Erroneamente attribuita a Franklin viene da insegnamenti di filosofi confuciani.

La fruizione di musei e luoghi culturali rimane più o meno invariata nel corso dei decenni. Le tecnologie digitali sono entrate prepotentemente in quasi tutti i momenti della nostra vita. Ma quando si tratta di spazi culturali ci capita ancora di vedere la “signora Tecnologia” bussare alle porte senza alcuna risposta. E quando qualcuno apre, spesso, Ms. Tecnologia è già invecchiata rispetto a quello che si trova altrove. Un altro settore in cui l’innovazione procede molto cautamente è l’educazione scolastica. Con l’arrivo delle L.I.M. (lavagne interattive multimediali) in molti istituti, sembra che il sistema abbia fatto un passo verso il futuro presente. Ma sono stati adeguati ai tempi in cui viviamo anche il metodo educativo e i programmi scolastici?

Con queste premesse non può che fare un enorme piacere veder nascere progetti innovativi come “Comunicare il Patrimonio Culturale. Parole, immagini e tecnologie digitali.” promosso dalla Fondazione per la Scuola, dal Consorzio la Venaria Reale e dall’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte. Il progetto sperimentale ha coinvolto 11 classi in 8 scuole secondarie di primo e di secondo grado. Lo scopo è stato quello di ripensare alle modalità di comunicazione e di fruizione del patrimonio culturale mettendo gli studenti al centro delle visite scolastiche alla reggia Venaria Reale. Si tratta di una delle Residenze Sabaude parte del sito seriale UNESCO iscritto alla Lista del Patrimonio dell’umanità dal 1997. Venne commissionata dal duca Carlo Emanuele II e terminata nel 1679. Nel 2014 è stato il settimo museo italiano più visitato.

In che modo queste visite sono state differenti? I promotori, aiutati dall’agenzia di comunicazione web Dunter, hanno sviluppato su Storify dei canali dove gli studenti hanno potuto raccontare la loro esperienza all’interno del museo. Sono stati raccolti, sotto forma di narrazione, contenuti multimediali di vario genere (video, foto, illustrazioni, pagine web, tweets…). In questo percorso le classi sono state accompagnate, oltre che dai propri insegnanti, dai fotografi professionisti Pino e Nicola Dell’Aquila e dallo scrittore Andrea Bajani.

Lo scorso giugno sono stati presentati i risultati di questo progetto. Se a distanza di mesi sono ancora felice di proporvelo è perché sono convinto che programmi come questi vadano sostenuti e diffusi. Gli impatti sono numerosi e su più fronti. I professionisti del settore culturale hanno la possibilità di comprendere come migliorare la fruibilità degli innumerevoli spazi museali del territorio italiano. Gli insegnanti hanno modo di coinvolgere gli studenti utilizzando nuovi strumenti che possono riproporre nell’arco del loro programma. Infine (e soprattutto) gli studenti, diventando i protagonisti della visita attraverso i device di questa generazione, si ricorderanno più facilmente l’esperienza vissuta.

Continuiamo a educare il visitatore di domani ad utilizzare le nuove tecnologie per fruire meglio l’offerta dei nostri musei. Nella speranza che l’innovazione penetri ancor più radicalmente nel mondo culturale, in modo da poter beneficiare di percorsi sempre più interattivi e coinvolgenti.

 

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Matteo Cadeddu

27 anni e più di 400 chilometri di trekking nelle gambe. Camminare serve a creare idee e relazioni. La comunicazione serve a connetterle.


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