Se il giornalismo reitera stereotipi e banalità

Elisa Nicolaci
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A voler commentare l’articolo “Se la laurea ti fa zitella” del settimanale del Corriere della Sera Io donna, non si saprebbe da dove cominciare. Un centrifugato densissimo di stereotipi, luoghi comuni, banalità e insensatezze da cui si esce a fatica. Incredul*.
Sfilate, moda, bellezza e attualità. Segui le news e i grandi temi su Io donna, il femminile del Corriere della Sera”. Così si presenta il giornale che tra una ricetta e un evento infila questa perla di “giornalismo verità” paragonabile solo a… niente, non mi viene in mente niente.

Il punto del fatidico articolo è che oggi il numero di ragazze laureate è più alto di quello dei ragazzi laureati, generando così una rottura dell’equilibrio nei rapporti di coppia. Quale equilibrio? Quello che prevede – non ditemi che non lo conoscete anche voi – che a ogni ragazz* laureat* corrisponda un/a ragazz* laureat*, così da evitare il generarsi di “matrimoni misti” (è scritto proprio così, “matrimoni misti”, neanche fossimo nell’America dei primi anni ’50 quando bianchi e neri non potevano nemmeno sedersi accanto in autobus).
Da qui, l’amara verità: “Una su tre non troverà mai un marito con pari curriculum vitae” e rimarrà “disperatamente single”. Dannazione.
Poi la catastrofe: “una laureata su tre sarebbe destinata a sposare un diplomato, un idraulico o il testone che alle medie fu bocciato due volte. Invece, si sa, gli uomini laureati sposano anche le segretarie, le parrucchiere, le vallette televisive. Per cui, l’offerta di maschi col massimo dell’istruzione va a ridursi ai minimi termini”. Ve lo immaginate cosa significherebbe essere sposate con un uomo che per lavorare indossa tuta e scarpe antinfortunistiche al posto del completo gessato e scarpe stringate? Non avreste problemi con le perdite dei lavandini, è vero, però poi la sera niente appassionante sfida a “Chi vuol essere milionario?” in scatola.
Gli uomini, invece, “si sa” si accontentano di poco, persino di parrucchiere e segretarie, per non parlare delle vallette televisive – chi di voi non ha un amico laureato che esce con una bella ma poco qualificata soubrettina della tv?

Ma attenzione amiche e amici, estetiste e imprenditori. Qui non parliamo di ipotesi, ma di fatti inconfutabili, di nuove teorie sostenute da “solidi dati statistici secondo cui “«le ragazze in gamba e piene di qualità» sono sempre più destinate a restare sole” o a scegliere compagni, per così dire, scarsetti al loro cospetto. Tenendo presente come la “caccia” – ebbene sì, si usa ancora questo termine – diventi addirittura peggiore con il passare del tempo a causa di alcuni uomini laureati che «si accoppiano ed escono dal mercato dei single».

E non finisce qui. Pare infatti che gli uomini-somarelli che si ritrovano in casa una donna laureata abbiano prospettive di vita più lunghe. Sì sì, vivono più a lungo che sposando una donna diplomata. Per affermarlo, l’autrice dell’articolo rispolvera una ricerca del 1990, giusto 25 anni fa, secondo la quale “chi sposa una donna col solo diploma corre il 25% di rischio in più di morire prematuramente” e “chi sposa una laureata ha invece il 13% di probabilità in meno di incorrere in disturbi vascolari e tumori”. E qui ogni commento diventa superfluo.

Ora, io non sono contraria agli argomenti leggeri, alle letture poco impegnate o ai make up tutorial per far sembrare gli occhi più grandi. Ma gli articoli che si ostinano a propinare modelli e concetti sessisti non posso accettarli. E se per farlo si servono addirittura di dati statistici e ricerche scientifiche, trovo che sia infimo.
Io, giovane donna alle prese con la costruzione di una “vita da adulta” e di una carriera professionale, non riesco a comprendere e ad accettare che i cosiddetti “giornali femminili” continuino a portare avanti stereotipi così banali e pericolosi che finiscono per influenzare, spesso senza che lettrici e lettori se ne rendano conto – cioè in maniera ancora più pericolosa – opinioni e modi di pensare e di organizzare la propria vita.
Io non accetto che si possa parlare di donne “giovani, istruite e sole”, facendo passare il concetto che avere una cultura accademica sia quasi una colpa o che la voglia di studiare ci condannerà a vivere con lo “scemotto” di turno perché non ci sono abbastanza uomini con un cv simile al nostro – concetto da brividi – .
E non accetto neanche che si perseveri con la storia che gli uomini “sono tutti Peter Pan” oppure “stanno diventando tutti gay”.
È il momento di dare un taglio al giornalismo – e mi sento male a chiamarlo così – che reitera banalità e luoghi comuni, con l’aggravante di essere parte di quell’informazione ritenuta “seria e impegnata” (ricordo che Io donna è il settimanale che il Corriere della sera dedica al genere femminile).
Non può essere questo il tipo di giornalismo che noi donne meritiamo. Non può. E non deve.

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Elisa Nicolaci

Comunicatrice, più che comunicatore.
Appassionata e studiosa di comunicazione di genere. Soprattutto.


2 Comments

  1. Paolo

    va detto che i matrimoni dove c’è un livello di istruzione troppo diverso tra i coniugi possono essere non facili, ma vale anche per gli uomini, io non credo che riuscirei a innamorarmi di una che intellettualmente troppo lontana da me

  2. Elisa Nicolaci
    Elisa Nicolaci

    Ciao Paolo, grazie per il commento. In effetti non si tratta di difendere i “matrimoni misti” o “omogenei”, ma di criticare i toni e i concetti espressi dall’articolo che ho commentato, che trovo retrogradi e offensivi, per le donne, innanzitutto, ma anche per gli uomini, divisi in uomini con un cv adeguato e testoni senza scampo.
    Io credo che l’affinità tra due persone non dipenda esclusivamente dal livello di istruzione o dal profilo professionale, anche perché ci sarebbero talmente tanti livelli da prendere in considerazione…
    Penso sia importante non far passare il concetto che le donne laureate dovranno accontentarsi di un “uomo qualunque” solo per una questione di statistica, pena il rimanere per sempre “zitelle”, mentre gli uomini hanno ampia scelta nella loro “caccia”.
    Anche per non ridurre la bellezza e l’imprevedibilità dell’innamoramento, insomma.
    Elisa

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