Terrorismo e Gaslighting, Quando la Verità “non esiste”

Sara Ceredi
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Il gaslighting è una particolare forma di violenza psicologica nella quale la vittima crede nella visione distorta della realtà che la circonda, per de-merito del carnefice che lavora affinché ogni certezza della stessa venga meno.
Con lo stesso meccanismo l’Europa, e l’Occidente in generale, vivono da tempo una realtà distorta e poco veritiera. Questo accade in particolar modo da una settimana a questa parte.
La settimana scorsa è avvenuto l’attacco terroristico dell’Isis a Parigi, e solo ieri abbiamo assistito all’ennesimo blitz jihadista in Mali, ritrovandoci in una realtà non distorta ed errata, ma semplicemente brutta, crudele e senza sentimento.
Una realtà che stiamo vivendo male, che ci danneggia psicologicamente e che ci bombarda di mezze verità, di falsi luoghi comuni e di enormi bufale, specialmente dal mondo del web.

 

In questi giorni capire la veridicità delle fughe di notizie è più difficile che mai, e mai come oggi ci ritroviamo ad essere vittime dei nostri stessi ideali, delle nostre stesse idee e delle nostre stesse culture.
Esprimere la propria opinione in maniera quasi neutrale senza cascare negli inferi del populismo più totale o del razzismo più becero è pressoché impossibile, anche per dei comunicatori pubblici come noi. Ogni persona che si avvicina, anche se in punta di piedi, all’argomento Parigi, Isis, jihad, terrorismo (e chi più ne ha più ne metta) incorre nel pericolo di essere etichettata come banale, troppo pacifica, filo musulmana, razzista, complottista o chissà quant’altro.
In situazioni come queste, l’unico modo possibile per reagire in maniera quasi equilibrata potrebbe essere il silenzio. Il silenzio e l’ascolto. Il silenzio servirebbe a rispettare le vittime di questo genocidio e tutte le persone che hanno perso una persona, un marito, una figlia, una moglie, un fratello o fosse anche un animale. L’ascolto potrebbe servire invece a renderci meno ottusi, meno categorici, meno patriottici (solo in certi casi) e più attenti. Attenti a non giudicare senza conoscere, attenti a non elargire sentenze solo perché arrabbiati, a non prendere una posizione solo perché l’altra parte non ci piace.

 

In merito a quanto accennato ritengo quanto mai adatta la provocazione di Maurizio Crozza nella copertina di “Di martedì” di questa settimana: “Je suis un cretin totalment brancolant dans le nuit” (Io sono un cretino che brancola nel buio), frase francesizzata che sta a significare quanto noi si sia poco propensi alla vera conoscenza e all’approfondimento, o più in generale quanto noi si sia piccoli nei confronti della verità come tale. E la verità come tale è che nessuno di noi sa cosa davvero sia successo una settimana fa a Parigi, tre settimane fa nel deserto del Sinai e un mese fa a Beirut. Nessuno sa se non quello che ogni tanto legge sul suo smartphone, per poi tornare alla vita normale dopo aver dipinto la propria immagine del profilo di rosso, bianco e blu. Certamente non tutti si interessano di conoscere, soprattutto quando gli avvenimenti tragici avvengono molto lontani da noi.
Sappiamo ciò che ci conviene sapere nello stesso modo in cui guardiamo ciò che vogliamo guardare, e rimaniamo coinvolti solo quando ad essere attaccata è una “città di cui abbiamo il gadget attaccato al frigorifero”, per dirla con Crozza. Oppure qualcuno dei lettori ha già provveduto a modificare la propria immagine profilo su Facebook con i colori del Mali?

Detto ciò, ringrazio la mia fede nel cercare di conoscere le cose e il mio non avere le idee chiare, proprio perché, sulla stessa scia del pensiero del genovese sopra citato, se la verità sta nelle parole di Salvini, Sallusti e Gasparri, siamo davvero tutti vittime di gaslighting, sindrome che si può combattere solo con il buon senso, la curiosità di apprendere e il cercare di conoscere, il tutto accompagnato da una buona dose di civiltà e una grande voglia di pace. Lunga vita al sapere di non sapere.
Give peace a chance.

 

Fonte immagine in evidenza: Flickr

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Sara Ceredi

Appassionata di tutti gli effetti dell’elettronica e di tutte le
sfaccettature della danza, non nego l’amore immenso che provo per il
nichilismo e per la letteratura russa.
Filosofa di formazione e di mentalità, attraverso l’universo sorridendo!


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