Fare rete: questo è l’avvenire per le professioni legate alla comunicazione

Anna Calò
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Ho letto recentemente sul sito di Ferpi (Federazione Relazioni pubbliche italiana) un interessante articolo dove si legge che: “Il futuro del mercato e delle professioni della comunicazione passa per la capacità di fare sistema partendo dalle diverse associazioni che le rappresentano. E’ finita l’epoca della frammentazione delle competenze e delle associazioni. Siamo entrati nell’ era della con-comunicazione, dove o si cammina insieme o non si va da nessuna parte”.

Sono interamente d’accordo con tale affermazione, partendo dalla necessità di creare un’unità solida in quanto la frammentazione provoca solo confusione sul mercato e sullo sviluppo della professione. Mi ha fatto piacere, da addetta al settore, leggere che tutte le più importanti associazioni sulle professioni della comunicazione e delle relazioni pubbliche siano d’accordo sul fatto che ci sia bisogno di lavorare insieme, pur nel rispetto ognuno della propria individualità, per far capire al sistema paese che non può più esentarsi dal fare a meno della comunicazione, come elemento strategico e strutturale.

Il mondo della comunicazione e delle relazioni pubbliche è in continua evoluzione, basti pensare al ruolo che hanno oggi i social media. Tutto e tutti siamo online. Tutto ciò che è in rete è misurabile. Questo permette di affinare sempre di più le strategie da applicare e comporta l’esigenza di assegnare questo lavoro ad un professionista se si vuole avere un tornaconto, non solo economico.
Chi pensa ancora che la comunicazione sia la cenerentola delle facoltà italiane si sbaglia di grosso. E’ un percorso formativo molto duro che, come molte altre professioni, necessita di un continuo aggiornamento.

Io sono un comunicatore pubblico, ai sensi della Legge 150/2000. Tale titolo mi permette di lavorare all’ interno delle pubbliche amministrazioni e di occuparmi del management dei processi e delle strategie comunicative interne ed esterne all’ente.

Come giovane professionista della comunicazione trovo difficile spiegare cosa faccio non solo a mio nonno (il cui punto di vista può essere anagraficamente comprensibile) ma anche a mia sorella o a mia madre in quanto fuori dal cerchio magico degli addetti ai lavori in pochi comprendono realmente il potenziale di questa professione.
Serve fare chiarezza. Serve fare rete. Serve far capire a mia madre cosa faccio.

Ed è anche per questo, che io, insieme ai miei colleghi/amici del Master Maspi, abbiamo pensato, nel nostro piccolo, di aprire questo blog, come spazio di analisi e di confronto in salsa di pubblica utilità, con lo spirito di valorizzare, in primo luogo, il nostro titolo e per dare così, anche noi, un piccolo contributo al dibattito in corso.

Mi auguro che la volontà di tutte queste associazioni di fare, finalmente, rete sia il presupposto necessario per fa sì che le cose cambino davvero affinché anche la legge 150/2000, che ha istituito la figura del comunicatore pubblico, venga adeguata ai tempi e alle necessità dei professionisti.

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Anna Calò

Cogito ergo comunico. Appassionata di arte e politica. Sognatrice, quanto basta. Curiosa, in maniera smisurata.


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