Quel filo sottile chiamato web reputation

Manuela Mondello
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La nostra vita è su Google, signore e signori! Oggi si parla tanto di web reputation, per il crescente utilizzo dei social network. Ma di cosa si tratta esattamente? La web reputation è la nostra carta d’identità, l’insieme delle informazioni e dei contenuti multimediali presenti in rete, che possono riguardare un soggetto o un’azienda. Dati che insieme hanno un valore quantitativo e qualitativo con chiare ripercussioni sulla nostra dimensione offline. Che ci piaccia o no accettarlo, tutti in qualche modo abbiamo fatto un passo falso. Di tracce digitali ne abbiamo seminate, e forse anche ingenuamente.

Perché la web reputation è così importante? Ogni giorno attendiamo da Google il suo oracolo. La scelta di un prodotto, di un candidato, di un’offerta passa da qui. Lo interroghiamo e ci aspettiamo una risposta. E allora il problema comincia a diventare serio e rilevante per tutti. Avere una buona reputation sul web conta tanto e ha un valore inestimabile. Basta un passo falso sui social media per mandare a monte diverse opportunità, o essere causa di disastri, come ci spiega in un’intervista su La Stampa Michael Fertik, fondatore di Reputation.com, e autore del libro Reputation Economy.

Non è un problema solo per chi cerca lavoro, scartato per una foto o un contenuto postato su Facebook. Non è un problema solo da vip o professionisti nel settore della comunicazione digitale, che incautamente o stupidamente immettono contenuti ambigui e inopportuni. L’idea che il mondo ha di noi è nelle ricerche google. E il problema vero è che si tratta di un tema che coinvolge tutti. Infatti l’errore più grande che si possa commettere è pensare di non avere una web reputation quando non si è presenti su Facebook o Instagram.
«Chi non costruisce attivamente su internet il proprio profilo pubblico – dice Michael Fertik – è destinato comunque ad averne uno. Ma lo subisce invece di esserne protagonista».

Per questo sarebbe meglio esserci online, curare la propria immagine personale prestando molta attenzione ai dettagli. Perché la nostra vita, le nostre tracce digitali, quello che gli altri dicono di noi è in rete e lì rimarrà. Se prevenire è meglio che curare, allora forse varrebbe la pena lavorare sulla nostra reputation, sulle nostre azioni che hanno delle ripercussioni in ambedue gli spazi: online e offline. Ma se ormai è troppo tardi per investire in prevenzione, c’è un settore che corre e promette: quello della web reputation appunto, con moltissimi specialisti pronti a darci una mano. Se la gaffe social è un tema serio, se basta una foto per farci perdere un’opportunità di lavoro, se basta una campagna di comunicazione per farci perdere la faccia e anni di duro lavoro (vedi il caso Melegatti), c’è un metodo efficace per correre ai ripari. Si chiama “flooding” e in inglese si traduce con il termine “inondare”. È una tecnica con cui s’immettono in rete buoni contenuti per diluire quelli indesiderati, spostandoli dalle prime pagine dei risultati. Un metodo efficace ma costoso che può però aiutare la nostra reputazione online.

Siete ancora convinti di governare il web?

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Manuela Mondello

Blogger, social media & web content editor, creativa, curiosa e appassionata di politica. Detesto la banalità e mi prendo cura di osservare (o almeno ci provo).


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