Renzi e i gufi portafortuna

Manuela Mondello
Renzi
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Il 2015 sta per concludersi “alla faccia dei gufi”. Matteo Renzi, nella sua conferenza stampa di fine anno, ha fatto un bilancio economico e politico di questo 2015, non perdendo occasione per tirare nuovamente in ballo i gufi. “Italia Protagonista” è stato il leitmotiv dell’incontro con i giornalisti nell’aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati, in cui Matteo Renzi, con lo strumento delle slides, ha percorso l’anno che sta per volgere al termine, un 2015 che per il premier è l’anno delle riforme.

Ritornano, con il premier compiaciuto nel mostrarle, i simboli della comunicazione renziana: le slides e con esse i gufi. La narrazione del suo percorso al governo è tracciata in modo tabellare, immagine dopo immagine, in cui affronta 15 temi, evidenziandone parallelamente le “minacce” dei gufi che Renzi utilizza con malcelata scaramanzia.

Ai giornalisti presenti ribadisce che «il 2015 è andato meglio del 2014, e delle nostre previsioni. È stato un buon anno». Attraverso le slides dipinge, tra sogno e realtà, un’Italia quasi idilliaca che si è lasciata alle spalle il recente grigio passato, ma si porta dietro come fosse uno stemma del casato l’effigie dei gufi, che hanno seguito il volo del premier dalle rive dell’Arno alle volte del Tevere.

Una comunicazione quella scelta da Renzi che come messaggio va oltre l’uditorio giornalistico presente alla canonica conferenza stampa di fine anno, e in un momento di duro attacco al vacillante sistema bancario italiano, stigmatizza l’andamento positivo avuto dalle banche riguardo l’accensione dei mutui, che hanno visto raddoppiato il capitale erogato come ulteriore effetto positivo del Jobs Act. Il messaggio è diretto anche a quei gufi che non condividono l’ottimismo del premier, come già accaduto per gli 80 euro, la buona scuola e le riforme, tutti temi grazie ai quali Renzi ha rimarcato che la perseveranza del governo ha dato buoni frutti. E nella mattinata in cui i gufi volteggiavano, loro malgrado, nell’auditorium della conferenza stampa, Matteo Renzi, pur prendendo le distanze da certo populismo di maniera, non ha perso tempo a indossare le ali variopinte del pavone per fare lui stesso il populista, quando ha utilizzato un linguaggio molto caro al popolo degli appassionati della pelota, per dire: «Se dovessi fare un titolo, direi: politica batte populismo 4 a 0».

Così, luci e ombre di un personaggio che a tratti indossa i panni del politico navigato, a volte invece viene tradito dalla sua esuberanza, pur sempre giovanile, chiude un anno che per quanto di speranza, rimarrà un anno di transizione. E in attesa dell’anno che verrà, quello dei valori, come definito dall’ex inquilino di Palazzo Vecchio, continueranno a volare i gufi, forieri di scetticismo, ma stimolo indiscusso per il governo.

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Manuela Mondello

Blogger, social media & web content editor, creativa, curiosa e appassionata di politica. Detesto la banalità e mi prendo cura di osservare (o almeno ci provo).


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