Reato di clandestinità: Occasione persa ma consenso salvo

Luigi Conenna
Renzi, Alfano, Orlando - CP
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Si ferma l’iter parlamentare della depenalizzazione del reato di clandestinità. La questione non sarà nel prossimo Cdm, nonostante il voto dell’aprile 2014 e i consensi degli addetti ai lavori.

 

Il 2 aprile 2014 con 332 voti favorevoli, 104 contrari e 22 astenuti la Camera approvava il progetto di legge n.331-927-B “Deleghe al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio“, provvedimento che, tra le altre cose, elimina il reato di clandestinità, prefissandosi di

“abrogare, trasformandolo in illecito amministrativo, il reato previsto dall’articolo 10-bis del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, conservando rilievo penale alle condotte di violazione dei provvedimenti amministrativi adottati in materia”.

In seguito a questo voto si fissava in 20 mesi la scadenza per l’approvazione di un decreto attuativo. Tale termine scade nel gennaio 2016, quindi adesso, e il governo potrebbe non promulgare alcun decreto attuativo nonostante tale atto fosse in precedenza previsto per il primo Consiglio al rientro dalle vacanze. Proviamo a capirne il perché.

Il reato di clandestinità è stato introdotto in Italia nel 2009 dall’allora governo Berlusconi, che vedeva Roberto Maroni ministro dell’Interno e Angelino Alfano alla Giustizia.

Ad oggi, con il reato in vigore, chi viene trovato sul suolo italico non in possesso di documenti validi viene considerato colpevole (di clandestinità) pur non avendo commesso reati specifici. Questa norma è stata ostacolata più volte dall’UE perché punisce uno status e non un comportamento, ed è stata ritenuta dannosa e inutile altresì dall’Associazione Magistrati e dall’antimafia in quanto ingolfa le procure e ostacola le indagini.  Dal punto di vista giuridico, infatti, interrogare un indagato concede a questo la possibilità di dotarsi di un avvocato e di avvalersi della facoltà di non rispondere, oltre a tenere affaccendati magistrati e tribunali. Trasformando il reato di clandestinità in illecito amministrativo sarebbe più facile, ad esempio, raccogliere informazioni a riguardo di come il soggetto in questione sia stato in grado di raggiungere il nostro paese, contrastando così il fenomeno dello scafismo. Aggiungiamoci poi che l’istituzione del reato di clandestinità non ha funzionato fino a ora da deterrente per l’ingresso di migranti in Italia.

Cosa ostacola allora l’approvazione di questo decreto attuativo? L’attualità, viene da dire. I fatti di Colonia hanno colpito l’Europa, ultimi in ordine di tempo, e quando subentra la paura si rischia di ascoltare la pancia, anziché la testa.

A gettare benzina sul fuoco si sono lanciati coloro i quali fanno del discorso migranti un mai domo cavallo di battaglia per le loro campagne elettorali perenni, si guardi ad esempio il “saremo invasi” di Roberto Maroni. Adesso, si provi a immaginare lo straripante populismo che scaturirebbe dall’eventuale cancellazione del reato di clandestinità. Matteo Salvini ha prontamente annunciato barricate, manifestazioni e proteste. È facile immaginare che si alzerebbero i toni e che le urla avrebbero la meglio su ragionamenti basati sulla logica.

Interessante ed esplicativo, in merito, è il parere del ministro dell’Interno Angelino Alfano. Il leader di Ncd, che è fra quelli che spingono oggi per il mantenimento del reato di clandestinità, ha dichiarato che si rischia di inficiare la “percezione di sicurezza“, punto di vista condiviso da Matteo Renzi che conferma come la questione non sarà nel prossimo Cdm. Poche parole, che dicono tanto. Ci teniamo una norma da più parti ritenuta inutile e dannosa, un anno e mezzo dopo un voto parlamentare che avrebbe dovuto abrogarla, non per essere più sicuri ma per percepire più sicurezza.

In altri termini, da domani continueremo ad avere tribunali ingolfati e indagini difficoltose e saremo sicuri quanto lo siamo oggi, non di più. “La gente non capirebbe”, dicono. “Lo faremo più in là”, quando la percezione sarà diversa. Ecco quindi la questione, pare che il governo non si affidi alla propria testa e alla logica, ma dia ascolto alla pancia dell’elettorato. Si perde una possibilità per spiegare alla gente quello che adesso non capirebbe. Si utilizzano tempo, tweet, slides e conferenze stampa per elencare i più zero virgola qualcosa dell’economia, sarebbe bello utilizzare una fetta di tempo per spiegare agli italiani quello che oggi “non capirebbero”. Invece no. Hanno vinto le minacce, ha vinto l’illogicità, ha vinto la pancia, ha vinto il populismo e gli italiani hanno perso un’occasione per capire. Nel nome del consenso, l’unica vera cosa che conta.

 

 

Fonte immagine: Flickr

 

 

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Luigi Conenna

Sono nato sul mare. Sono aperto al mondo, senza muri e barriere. Mi piacciono l’armonia e la tranquillità.


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