L’eredità di Moro e la comunicazione politica

Luigi Conenna
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Da oggi, 24 febbraio 2016, una sala riunioni del Parlamento europeo a Bruxelles sarà intitolata ad Aldo Moro. A un secolo dalla sua nascita (avvenuta a Maglie, in Puglia, nel 1916) a Bruxelles si sono riunite alte cariche europee e italiane per celebrare lo statista, padre costituente, due volte premier, presidente e segretario della Dc e più volte Ministro (giustizia, esteri e pubblica istruzione). Un’esistenza troncata troppo presto da non si sa bene chi e in circostanze sospette: si fa presto a dire Brigate rosse, la realtà racconta che ancora oggi c’è una Commissione parlamentare che cerca di far luce su un caso che presenta tante zone d’ombra.

Ma questa è storia, nota ai più da diverso tempo e ancora in divenire, e non è quello che adesso si vuole sottolineare. Cogliamo l’occasione per guardare all’oggi piuttosto, partendo dalle parole di Martin Schulz. Il presidente del Parlamento europeo presentando l’evento di oggi non ha risparmiato apprezzamenti ad un uomo che vedeva la “politica come tentativo di affermare valori e ampliare diritti“, celebrandone visione, coraggiotenacia ed esaltandone la sua “politica alta”. La dichiarazione, a tal proposito, che desta maggiore interesse nell’ottica della comunicazione pubblica è la seguente:

“Moro ha accompagnato il suo operato con rigore accademico nella ricerca e nella riflessione politica. Non dico che dobbiamo abbandonare i nuovi e utili mezzi di comunicazione politica, ma certo dovremmo in Europa riscoprire il senso più alto della politica“.

Cogliamo e rilanciamo tale osservazione, che può assumere gli aspetti di una provocazione neanche tanto campata in aria: la comunicazione politica odierna sta spingendo la politica, e i politici, verso il basso?

Per carità, siamo figli del nostro tempo e non possiamo rinnegare tweet, slides, hashtag, felpe, VaffaDay e roba del genere, ma guardarsi indietro e rendersi conto dello spessore di chi ha fatto tanto per l’Italia e l’Europa senza questi strumenti ma con un lavoro serio e appassionato, lascia un certo senso di smarrimento.

Oggi il politico è sempre più un brand da impacchettare e posizionare sul mercato spingendo gli elettori ad “acquistarlo”, con alle spalle strateghi della comunicazione pronti a mettergli in bocca la parola giusta al momento giusto per far tendere i sondaggi dalla propria parte. Ieri è stato (anche) il luogo dove un uomo pieno di senso civico e di rispetto per le istituzioni ha saputo fare la storia in una fase molto delicata, impegnandosi seriamente e arrivando a pagare questo impegno con la propria vita.

La storia serve a leggere il presente, guardando a Moro e ascoltando Schulz sembra davvero di vivere in un’epoca in cui la politica sia in parabola discendente, e se si pensa a quanti temi caldi ci sono oggi sul tavolo ci si rende conto che non ce lo si può permettere. Lunga vita alla comunicazione politica, elemento fondamentale per la sopravvivenza e il successo della democrazia, ma non dimentichiamo mai la regola d’oro: prima di tutto viene la politica, poi la comunicazione. Guai se queste si invertono.

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Luigi Conenna

Sono nato sul mare. Sono aperto al mondo, senza muri e barriere. Mi piacciono l’armonia e la tranquillità.


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