Morto Eco. Lettera da studenti di Comunicazione

Matteo Cadeddu
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Poche ore fa è stata confermata la notizia della morte, a 84 anni, di Umberto Eco. Scrittore, semiologo, filosofo e professore, Eco è stato e rimarrà ancora a lungo un punto di riferimento per le Scienze della Comunicazione, in Italia e all’estero. Lavorò per lo svecchiamento della Rai e fu codirettore editoriale della casa editrice Bompiani. Dopo aver insegnato in diverse università, lanciò il Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione di Bologna. Umberto Eco ha ricevuto 40 lauree honoris causa da università europee e americane, l’ultima delle quali nel giugno 2015.

Poco meno di due anni fa, in seguito alla partecipazione ad una trasmissione di Radiocemat, scrissi, insieme ai miei compagni del XII Master in Management della Comunicazione Sociale, Politica e Istituzionale (MASPI), una lettera per chiedere al professore di rimanere in campo, per una maggior legittimazione e consolidamento del nostro percorso di studi. Da allora sono stati fatti alcuni piccoli passi in avanti, come la recente approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del Regolamento di revisione delle classi di concorso, che apre possibilità di insegnamento anche a chi abbia conseguito una laurea specialistica inerente alla Comunicazione.
Riporto qui sotto la lettera, per intero, invitando i professionisti del settore a non abbandonare il campo. Noi di Comunicatore Pubblico siamo qui anche per questo.

 

Milano, 05/03/2014

Gentilissimo Professore Umberto Eco,

siamo una piccola comunità di studio e di professionalizzazione in comunicazione pubblica raccolta – per il dodicesimo anno – nel master universitario istituito e diretto dal professor Stefano Rolando. Abbiamo trattato oggi, in diretta radiofonica e streaming (Radiocemat), l’argomento “Scienze della Comunicazione è una fabbrica di disoccupati?”. Scriviamo a lei che è forse il più illustre docente italiano in questi campi.

A premessa di quanto le vogliamo chiedere le riportiamo alcuni dati, afferenti agli ultimi quattro anni, che abbiamo preso in considerazione. Una ricerca del GIDP, pubblicata sul Corriere della Sera il 10 gennaio 2014, attesta che la Laurea in Scienze della Comunicazione risulta il quarto titolo di studi preferito tra il campione di direttori del personale intervistati, dopo le predominanti Economia, Ingegneria e Giurisprudenza. Una ricerca Almalaurea del 2010 – della quale è probabile che lei sia già a conoscenza – rileva che, in linea con la media degli altri corsi triennali, a un anno dalla laurea lavora circa un laureato su due. La stessa ricerca disegna però questo indirizzo come fornace di precari: ad un anno dal conseguimento del titolo solo un laureato su tre ha un lavoro stabile. Questo dato di precarietà, però, va inserito nel contesto lavorativo attuale. A gennaio 2013 il Sole 24 Ore riportava un forte calo della quota di contratti a tempo indeterminato (ormai al 33%) e un aumento di contratti a tempo determinato e di apprendistato, rispettivamente al 40% e al 22%. Siamo consapevoli che questa contestualizzazione sia tutt’altro che rassicurante e che abbia la mera funzione di farci focalizzare su come la situazione, nel mondo del lavoro, stia cambiando.

Sappiamo che nel 1990 lei sostenne, durante i lavori della commissione istitutiva dei corsi di Laurea in Scienze della Comunicazione, la necessità di sviluppare lo specifico disciplinare in questo settore stimolando la ricerca, non solo quella applicata ma soprattutto quella teorica. E pensiamo che la sua idea – già poco ascoltata in quella commissione – sia stata, nel tempo, ancor meno seguita. Oggi sociologi, economisti, giuristi e tecnologi restano ancora molto pervasivi nella crescita di una disciplina che ora, più che mai, dovrebbe essere allevata in modo indipendente. Ma soprattutto constatiamo che l’indispensabile interdisciplinarietà fatica a farsi strada nell’organizzazione dell’offerta didattica. Inoltre il rapporto di ricerca con imprese e istituzioni nei nostri campi è fragile e non sufficiente, seppur non dappertutto. Oggi Scienze della Comunicazione è novità, domanda, economia e creatività. Ma si auspicherebbe più interazione tra le fonti di ricerca, maggior sperimentazione e laboratorio sullo specifico disciplinare.

Per questo, professor Eco, concludiamo le nostre riflessioni di oggi chiedendole di restare in campo, di far sentire la sua voce, di insistere. Le chiediamo di non arrendersi al progetto di rendere la facoltà di Scienze della Comunicazione sì, multidisciplinare, ma soprattutto interdisciplinare, per la costruzione di una solida base comune. Questo in modo che, un domani, il nostro datore di lavoro abbia gli strumenti adeguati per capire in cosa un laureato in questa materia sia veramente preparato e che il laureato stesso possa ritenersi fiero dei suoi studi. Per non perdere il vantaggio di questi indirizzi di incarnare la flessibilità tipica della “modernità liquida” in cui viviamo, dobbiamo e possiamo dare un taglio alla didattica orientato più a fornire un’adeguata “cassetta degli attrezzi” per entrare nel mondo del lavoro, che orientato a proteggere il perimetro delle singole materie.

Nel ringraziarla per gli sforzi già fatti e per il contributo che potrà ancora dare
ci auguriamo di poterci confrontare con lei.
Cordiali saluti,
gli studenti del XII Master in Management della Comunicazione Sociale, Politica e Istituzionale

 

Fonte immagine: italymagazine.com

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Matteo Cadeddu

27 anni e più di 400 chilometri di trekking nelle gambe. Camminare serve a creare idee e relazioni. La comunicazione serve a connetterle.


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