Primarie Milano 2016: what’s next?

Elisa Nicolaci
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Ce lo si chiede sempre, all’indomani di un grande evento: cosa accadrà adesso? E così è anche questa volta, a pochi giorni dalla chiusura delle Primarie del centro-sinistra per eleggere il candidato sindaco a Milano 2016. A spuntarla è stato Giuseppe Sala, commissario Expo, manager di Pirelli e Telecom, già city manager di Milano nell’epoca di Letizia Moratti sindaca. A lui sono andate il 42% delle preferenze, leggermente al di sotto delle aspettative. Non troppo più in là è arrivata Francesca Balzani, vice sindaca e Assessore al bilancio, patrimonio e tributi di Milano, che ha raggiunto il 34% dei voti, scavalcando i pronostici che la davano molto vicina a Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali e cultura della salute, fermo al 23%, inaspettatamente. In ultima posizione Antonio Iannetta con l’1%.

Anche il numero dei votanti non ha raggiunto le aspettative: 60.634 contro i 67.000 del 2010, a discapito anche della grandissima partecipazione che si era registrata, invece, per i confronti pubbici tra i quattro candidati.

Risultati, come dicevamo, piuttosto lontani da quelli preannunciati dai sondaggi, tanto che la polemica del “se Majorino e Balzani avessero corso insieme avrebbero vinto” non ha tardato ad arrivare. Anche Balzani stessa non ha perso l’occasione per ricordare di aver chiesto più volte all’assessore di unire le forze per il bene della sinistra e per continuare il lavoro della giunta Pisapia. È stato lui a non volerne sapere niente, a non voler proprio rinunciare – perché ovviamente avrebbe toccato a lui rinunciare – alla sua candidatura che era stata avanzata, per prima e in solitaria, già a luglio dello scorso anno.

Ma questa non è l’unica polemica montata in questi giorni. Al centro delle discussioni c’è Giuliano Pisapia, ad esempio. Al sindaco uscente si rimprovera di non aver saputo (o voluto?) costruire una forte comunità politica che potesse portare avanti il buon lavoro realizzato in questi cinque anni dalla sua giunta. Non si è esposto abbastanza, non ha creato continuità, hanno detto in tanti. Ha proposto la sua candidata – Francesca Balzani – a poco più di un mese e mezzo dalle primarie, ma soprattutto, non ha saputo conservare la passione, l’impegno, l’engagement sociale che si era creato intorno alla sua candidatura, prima alle primarie e poi alle comunali. Un vero patrimonio andato perduto. E non è casuale azzardare un non ha saputo o voluto farlo. Perché risulta difficile pensare che la mancata continuità del suo operato sia solo frutto di scarsa capacità e scarsa esperienza e non di specifici calcoli politici sul suo futuro. Di quei calcoli – e quegli accordi – che hanno come sfondo il Colosseo, insomma.

Entusiasmo che si affievolisce, dicevamo. Proprio come il debole entusiasmo che ha caratterizzato Sala, la sua campagna e addirittura la sua vittoria. Gioia ed emozione non mancavano, certo. Ma non avevano nulla a che vedere con la passione e l’entusiasmo di chi vive la politica, in prima persona o attraverso l’impegno civico. Per intenderci: una cosa è salire su un palco dopo una vittoria e alzare le mani al cielo, tirare fuori un urletto imbarazzato, ringraziare amici e parenti. Una cosa è infiammare le folle, convincere la gente di quartiere – quelli di cui ci si riempie la bocca ma di cui non si conoscono i nomi – e contare su questa invece che basarsi sui contatti della “Milano che conta” – innegabile come in queste primarie una sola persona sia riuscita davvero a farlo -. Senza rinnegare l’importanza delle reti e la necessità dei numeri, certo. Ma anche senza dimenticare che non ci si improvvisa politici. Non bastano le capacità oratorie, il problem solving, il savoir faire, le esperienze gestionali e gli amici qua e là. Dire che sei nato e cresciuto sempre nella stessa città e che ti piace pure passarci le vacanze per poi magari scappare in montagna il giorno dopo la chiusura del primo periodo di stress da uomo politico (che strano, una delle frasi più inflazionate dai politici subito dopo una vittoria è “da domani comincia il lavoro vero”, in questo caso invece è stata “ora mi riposerò un pochino”).

Qui si rischia, caro Beppe. Perché quello che c’era non si sa da che parte stia. E perché chi ha votato altro da te in queste primarie non è detto che voti te alle prossime e decisive elezioni, anzi. Perché i moderati li hai conquistati e potrai continuare a farlo, ma da quel lato lì, da quello più a sinistra, le acque si stanno muovendo già, e non sembrano portare buone notizie, ma piuttosto nuovi nomi di nuovi candidati. Perché dopo il grande lavoro fatto dalla giunta Pisapia non si può rischiare di perdere consensi e vantaggi. Perché, se posso permettermi una ripetizione, politici non ci si improvvisa. Perché se sei stanco adesso, cosa accadrà a giugno?

Beppe, Milano: what’s next?

 

Fonte immagine: L’Espresso

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Elisa Nicolaci

Comunicatrice, più che comunicatore.
Appassionata e studiosa di comunicazione di genere. Soprattutto.


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