Unioni Civili, addio fedeltà #cirinnamoreremo

Manuela Mondello
Unioni Civili
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Passa al Senato la legge-paradosso che discrimina gli eterosessuali

Approvata ieri in Senato con 173 voti a favore e 71 contrari la legge sulle unioni civili, e mentre il M5S abbandonava l’Aula, 18 senatori verdiniani su 19 votavano la fiducia al governo per raggiungere la soglia della maggioranza assoluta necessaria, ossia 161 voti. Senza i loro 18 “sì” il governo avrebbe contato “solo” 155 voti. «Abbiamo dato un contributo essenziale, il nostro voto è stato determinante» esulta Verdini, mentre i dem rispondono «I suoi voti non sono stati determinanti ma aggiuntivi».

Il maxi-emendamento interamente sostitutivo del testo del ddl sulle unioni civili, che in concreto riscrive la legge, passerà ora all’esame della Camera. Nella nuova versione della Legge Cirinnà vi è lo stralcio della stepchild adoption, ossia la possibilità di adozione del figlio del partner (con la possibilità che i tribunali possano eventualmente concederla caso per caso) e dell’”obbligo di fedeltà” che ridimensiona il concetto stesso di unione civile.

Ma quali sono i punti chiave della nuova riformulazione del ddl Cirinnà?

La legge istituisce per la prima volta in Italia “l’unione civile tra le persone dello stesso sesso”, che viene definita “specifica formazione sociale”, con un riferimento all’articolo 2 della Costituzione (la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità). Due persone maggiorenni dello stesso sesso formano un’unione civile, mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni.

Alle coppie che contraggono un’unione civile vanno gli stessi diritti e doveri delle coppie sposate: dalla residenza comune alla pensione di reversibilità, dal diritto di subentrare al contratto di affitto alla scelta sulla comunione dei beni, dalla decisione da prendere in materia sanitaria all’accesso a congedi matrimoniali, assegni familiari, graduatorie pubbliche. Vi è inoltre la possibilità di scegliere un cognome unico per le parti e l’obbligo al mantenimento dell’ex partner. Riguardo allo scioglimento dell’unione, l’altra novità inserita nel maxi-emendamento riguarda il divorzio lampo, con cui viene stabilito che possa avvenire senza il periodo di separazione.

Molto controversa e discussa la cancellazione dell’articolo 5, relativo alla stepchild adoption, che prevedeva la possibilità per le persone che hanno contratto l’unione civile di adottare il figlio del partner. È stato stralciato dal testo finale per venire incontro alle richieste dei senatori del Nuovo centrodestra e di una parte dei senatori del Partito democratico.

Il premier Matteo Renzi parla di una “vittoria dell’amore”, in quanto «resterà nella cronaca di questa legislatura. E nella storia del nostro paese. Abbiamo legato la permanenza in vita del governo a una battaglia per i diritti, mettendo la fiducia». Per il presidente del Consiglio «ha vinto la speranza contro la paura. Ha vinto il coraggio contro la discriminazione. Ha vinto l’amore». A cantar vittoria c’è anche il Ministro dell’Interno Angelino Alfano secondo cui «abbiamo impedito una rivoluzione contro natura e antropologica, credo sia stato un nostro risultato». Parole che suscitano rabbia e polemiche anche da parte degli alleati e da parte dei destinatari della legge. Indignate le associazioni Lgbt che vedono nella cancellazione dell’obbligo di fedeltà un “pregiudizio storico secondo cui gli omosessuali abbiano vite promiscue”. «Una piccola grande vergogna» – questo il commento del filosofo Massimo Cacciari – per il modo in cui il concetto di fedeltà è finito nel dibattito, svilito del suo significato più profondo. Sui dibattiti di questi giorni al Senato, Cacciari li etichetta come “discussioni tra ubriachi”.

Questo è ciò che resta al momento in un dibattito di fuoco, che a guidarlo sono stati i numeri e la necessità di una maggioranza di governo. Importante ricordare, al di là degli annunci di vittoria, che il testo di ieri, approvato al Senato, non è ancora una legge. Sarà la Camera dei Deputati a decidere prossimamente il suo destino. Al primo comma dell’art. 1 (che di comma ne conta 69) si dice che questa è una legge che regola le unioni civili solo tra persone dello stesso sesso. Nessun cenno alle unioni civili tra le coppie etero, che continueranno a non avere gli stessi diritti delle coppie sposate. Questa situazione è singolare perché nella volontà, peraltro giusta e condivisa, di non voler discriminare gli omosessuali, la «vittoria del coraggio contro la discriminazione» mette le coppie eterosessuali nella condizione di parti discriminate. Il comma 20 ad esempio dice che “le disposizioni che si riferiscono al matrimonio o le disposizioni contenenti la parola «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso”. Ciò significa che alle coppie eterosessuali non resta che sposarsi.

Altro punto controverso è quello relativo al divorzio: nel caso di una separazione tra una coppia omosessuale, l’assegno di mantenimento a chi è economicamente più debole vale nel caso in cui “l’altro convivente versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento”, mentre nel caso di separazione tra coniugi, la parte economicamente più ricca deve assicurare il mantenimento all’altra dello stesso tenore di vita avuto fino al momento della separazione. Vi sposereste a queste condizioni? C’è forse un nesso con la cancellazione delle unioni civili tra coppie etero? L’istituzione delle unioni civili tra persone di sesso opposto potrebbe contribuire alla diminuzione del numero dei matrimoni.

È davvero la vittoria dell’amore? Forse dell’amore infedele, così come ci suggerisce sarcasticamente la mancanza dell’obbligo di fedeltà, che ha accomunato fin qui le coppie in cerca di identità e i partiti in cerca del “filo di Arianna” visto che nelle passate settimane il disegno di legge si è perso in un labirinto di principi e idee che mutavano a ogni sorgere del sole.

 

 

 

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Manuela Mondello

Blogger, social media & web content editor, creativa, curiosa e appassionata di politica. Detesto la banalità e mi prendo cura di osservare (o almeno ci provo).


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