Isis, il marketing del terrore

Manuela Mondello
Isis
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La domanda, tra le tante, a cui si cerca di dare una risposta dopo gli attentati di Bruxelles riguarda la natura e portata del terrorismo e della disinformazione. Le immagini degli attentati e le analisi dei media scuotono i cittadini europei a riflettere su una questione delicata e cruciale: dobbiamo davvero abituarci a vivere in questo “clima di terrore”?

Dal’11 settembre ai fatti del Belgio, dai video di Osama Bin Laden a quelli, in tipico stile cinematografico, dell’Isis, va in scena un’evoluzione della jihad che passa attraverso il «medium». Perché il web, checché se ne dica, ha per lo Stato islamico un’importanza cruciale nel comunicare, organizzare gli attacchi e rivendicarli. La strategia mediatica dell’Isis contro gli «infedeli» punta sì a minacciare, seminando morte e terrore, ma allo stesso tempo vuole raccontare al mondo la propria visione.

Potremmo utilizzare, così come ci suggerisce il titolo del saggio, curato da Monica Maggioni e Paolo Magri, l’espressione Il marketing del terrore per definire la strategia che sfrutta le paure dell’avversario e utilizza le risorse di una guerra mediatica. Nello spazio online le narrazioni del Califfato si presentano sotto forma di immagini e video di decapitazioni, dove insieme a un Isis moderno e tecnologico convive un Isis medievale, che pratica lo sgozzamento e l’esecuzione pubblica.

È attraverso il web che la jihad diffonde il messaggio, sfruttando tutte le forme di comunicazione possibili in nome del consenso: dai video delle decapitazioni, utilizzati per il reclutamento dei foreign fighters (non è un caso ma una scelta strategica l’utilizzo di immagini che ricordano il mondo dei videogiochi o dei film americani), alla presenza sui social media, dove i nuovi combattenti si raccontano, condividono storie ed esperienze. Dai forum di discussione ai cinguettii di Twitter si costruisce una storia che, sfruttando l’odio e la paura, permette ai seguaci di Al Baghdadi di rappresentarsi al mondo come l’unica alternativa possibile.

E nella guerra mediatica dell’Isis, possiamo pacificamente affermare l’inutilità delle bombe per sconfiggere l’ideologia. Servirebbe allora una contro-narrazione di buon senso e conoscenza.  Il punto cruciale riguarda la rappresentazione dell’immaginario occidentale, che genera nelle terze generazioni dei figli degli immigrati un enorme attrazione in chiave consumista ed edonista. Non riuscendo a partecipare al grande sogno delle merci, alcuni di loro sviluppano repulsione e poi finiscono per abbracciare la mostruosa e aberrante ideologia islamista.

E sarebbe fondamentale spiegare a loro (ma, tutto sommato, anche a noi) i valori sui cui l’Occidente si è costruito: senso del dovere, senso di responsabilità, razionalità, lavoro, fatica e sacrificio. Ci vorrà del tempo, ma come dimostra l’immane tragedia di Bruxelles e quelle precedenti bisogna cominciare al più presto.

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Manuela Mondello

Blogger, social media & web content editor, creativa, curiosa e appassionata di politica. Detesto la banalità e mi prendo cura di osservare (o almeno ci provo).


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