Recensione: Crowdfunding nell’Era della Conoscenza

Matteo Cadeddu
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“Chiunque può realizzare un progetto, il futuro è oggi.”

Il libro in questione comincia parlandoci della transazione dall’economia industriale a quella sociale. Il cambio di paradigma è lo spazio in cui vengono plasmate nuove professioni, ristrutturate altre, e completamente demolite quelle che non sono state in grado di interpretare il cambiamento. Uno dei ruoli fondamentali del Comunicatore Pubblico è proprio quello di essere in grado di muoversi liquidamente nella modernità, comprendendo il presente in modo da poter fare da ponte tra chi opera nell’interesse della collettività e la collettività stessa. L’oggetto dell’era della conoscenza non sono le tecnologie, come ci fa notare l’autore, ma sono gli umani. Mi piace così pensare, che una figura professionale come la nostra, giovane e ancora non del tutto definita, si inserisca perfettamente in questa dimensione.

L’autore, Walter Vassallo, è un economista con esperienza di policy e ricerca a livello europeo nelle aree del trasporto e politiche energetiche, delle smart city, dell’ambiente e della green economy, delle nuove tecnologie e dell’innovazione. Collabora con il Centro Italiano di Eccellenza per la Logistica Integrata dell’Università di Genova. È inoltre membro del Working Group ‘Smart City’ dell’Università Bocconi.

Open data, partecipazione, trasparenzaalfabetizzazione digitale sono alcune delle parole chiave utilizzate nel libro (e nel nostro blog). Dopo aver parlato di economia sociale e di rete come centro di innovazione,  in un primo capitolo dedicato all’analisi del nuovo paradigma, l’autore introduce il tema del crowdfunding. Per chi non ne fosse a conoscenza, il crowdfunding, o finanziamento collettivo in italiano, è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro, in comune, per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. È – come caratteristico della nuova fase in cui viviamo – un processo dal basso.

Vassallo ci parla dell’evoluzione di questo modello, e delle piattaforme online che lo hanno portato alla ribalta, come Kickstarter e Indiegogo. Nonostante il libro sia del 2014 (molti numeri sono cambiati parecchio), il libro è ottimo come primo approccio alla materia. Riporta, infatti, i passi fondamentali di questo fenomeno, evidenziandone struttura e caratteristiche. Nello schematizzare le piattaforme, viene menzionata la tipologia “lending based“, che rappresenta uno strumento di prestito collettivo. Un esempio di questa tipologia è Kiva.org, dove attualmente lavoro, che nei precedenti 10 anni ha permesso ad individui da tutto il mondo di prestare più di 800 milioni di dollari a imprenditori a basso reddito in oltre 80 Paesi.

Il crowdfunding non è solamente a beneficio di privati, o di individui. Basti pensare ad uno dei primi casi, citato dall’autore, risalente al 1885: l’editore Joseph Pulitzer iniziò una campagna per le donazioni per completare il progetto arenato della Statua della Libertà, raccogliendo più di centoventimila crowdfunders. “L’era della conoscenza permetterà all’amministrazione pubblica e la governance cittadina di reallizzarsi attraverso scelte consapevoli e condivise con i cittadini”, scrive Vassallo. E ancora, “nel caso del crowdfunding civico, la partecipazione della PA o dell’ente interessato potrà essere di promozione, validazione o cofinanziamento dei progetti”. Un esempio di sucesso, in questo senso, è “I Make Rotterdam”, che ha raccolto le donazioni per la costruzione di un ponte di legno che collega due zone della città. I cittadini che hanno partecipato hanno diritto ad avere un messaggio inciso su una delle tavole: un’occasione per creare un ponte, non solo materiale, tra i cittadini e le istituzioni. Ecco cosa il crowdfunding può essere. Torneremo presto ad approfondire questa materia.

Vassallo conclude proponendo le regole d’oro per una campagna di successo. Da leggere, se volete esplorare questo tema e state cercando un punto di partenza.

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Matteo Cadeddu

27 anni e più di 400 chilometri di trekking nelle gambe. Camminare serve a creare idee e relazioni. La comunicazione serve a connetterle.


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