I referendum sono espressione di democrazia?

Anna Calò
Condividi

Domani domenica 17 aprile, come noto, siamo chiamati alle urne per decidere se abrogare o meno una norma, introdotta nella Legge di Stabilità, entrata in vigore il 1 gennaio 2016, che permette di estendere una concessione “per la durata di vita utile del giacimento”, cioè per un tempo indefinito. Con il cosiddetto ‘referendum sulle trivelle’ in sostanza ci viene chiesto: volete voi che, quando scadranno le concessioni (tutte intorno al 2020) degli impianti presenti a 12 miglia dalla costa italiana, quei giacimenti vengano fermati anche se sotto c’è ancora gas o petrolio?

Dunque chi vuole eliminare le trivelle esistenti nei mari italiani, quando però saranno scadute le concessioni, deve votare SI’. Chi vuole, invece, che resti tutto come stabilito nella Legge di stabilità, deve votare NO.

I due schieramenti sono rappresentati da due comitati. Da una parte c’è Vota sì per fermare le trivelle “Il petrolio è scaduto: cambia energia!”. Dall’altra, un gruppo che si definisce “ottimisti e razionali”.

Partendo dal presupposto che, a mio avviso, il suddetto quesito referendario sopravvissuto (dei sei originari) sia debole nei contenuti ma forte per il suo appeal emotivo e che ognuno è, ovviamente, libero di pensarla come vuole e di esprimere domani il suo personale voto.

Detto ciò, secondo me, è interessante osservare che questo è il primo referendum nella storia d’Italia ad essere stato proposto dalle Regioni. Sono stati infatti dieci Consigli regionali (Basilicata,Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto) diventati nove dopo il ritiro dell’Abruzzo, ad aver depositato le firme necessarie per indire il voto popolare. Il primo referendum, quindi, spinto realmente, come si suol dire, dal basso verso l’alto.

Questo è un fatto che merita riflessioni aldilà di tutto.

La democrazia è un sistema delicato che si regge sul compromesso tra la classe politica e i cittadini e la qualità di quest’ultima è data da innumerevoli fattori, tra i più importanti, c’è la capacità dei cittadini di essere parte attiva alle decisioni della ‘cosa pubblica’ e i referendum, in questo senso, sono un ottimo esercizio.

Da anni assistiamo nel nostro Paese al propagarsi di due forze contrapposte tra loro: da una parte osserviamo un’ apatia dilagante tra i cittadini nei confronti della politica e dall’altra un desiderio di voler partecipare in maniera più attiva alla vita di quest’ultima. Ma come sosteneva Pericle nell’antica Grecia: “Noi siamo tutti nello stesso momento privati cittadini e pubblici impiegati; per noi l’uomo che evita di essere coinvolto negli affari dello stato non è semplicemente qualcuno che pensa agli affari suoi, ma un cittadino inutile. Se pochi di noi sono capaci di dare vita a una politica, siamo tutti capaci di giudicarla.

Strumenti idonei ma usati in maniera poco efficace, come dimostra questo stesso referendum, di forte presa emotiva ma di scarso effetto pratico per l’ambiente.

La mera propaganda non rende più sana una democrazia ma, anzi, la storia ha dimostrato, che la indebolisce solamente.

Dunque vi chiedo, in questo modo, secondo voi,  i referendum sono un buon esercizio di democrazia?

Condividi
Anna Calò

Cogito ergo comunico. Appassionata di arte e politica. Sognatrice, quanto basta. Curiosa, in maniera smisurata.


Lascia un commento