Sicurezza stradale: sulla buona strada

Matteo Cadeddu
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“Tornare indietro è impossibile, resta sulla buona strada.”

Questo il claim della nuova campagna istituzionale promossa dal nostro Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il Ministero guidato da Graziano Delrio ha affrontato cinque cause di incidenti mortali dovuti ai comportamenti sulla strada: cinture di sicurezza non allacciate, uso del cellulare alla guida, velocità e mancanza di attenzione, mancato uso del seggiolino per i bambini, mancato uso delle luci in bici. La campagna, tutt’ora in corso e appaltata a TBWA Italia, è supportata da video, manifesti e sui social network. Il MIT ha creato per l’occasione la sua pagina Facebook e lanciato un hashtag su Twitter: #sullabuonastrada.

Apparentemente un richiamo ad altri slogan Renziani (vedi “la buona scuola” o “la volta buona”), la campagna di riferimento è in realtà risalente al 2009, con lo slogan originale “sono sulla buona strada”. Si trattava di una serie di spot che utilizzavano testimonial di rilievo, da Aldo Montano a Tania Cagnotto. Il risultato finale, a mio parere, è di gran lunga meno efficace dell’attuale campagna (e probabilmente a costi maggiori): faceva leva su immagini positive e certamente non correlate alle dinamiche degli incidenti stradali. La presenza di un personaggio conosciuto appariva evidentemente come una forzatura. Invece, questa nuova campagna, ci presenta volti comuni e storie comuni, ci permette di immedesimarci nei personaggi che vediamo. Nei video, i personaggi agganciano lo spettatore donando un pezzetto della loro vita e della loro umanità, richiamando storie d’amore, figli, passatempi, progetti futuri. E avvicinandoci le vite di queste persone ce ne avvicina anche la morte: se le loro vite sono così semplici che potrebbe essere anche le nostre, allo stesso modo lo possono essere anche le loro distrazioni e le loro fatali mancanze.

Gli spot in questione rappresentano uno dei rari casi italiani in cui proviamo a strizzare l’occhiolino al modello anglosassone, quello del pugno nello stomaco. Il pugno nello stomaco, in questo caso, è decisamente smorzato dal fatto che l’immagine dell’incidente è solamente evocata. Non c’è sangue, non ci sono macchine distrutte; eppure – come ho riscontrato – la campagna è stata da alcuni considerata di cattivo gusto. Ben venga. Lo scopo è quello di creare in noi un legame con il soggetto del video, fino al momento in cui questo viene spezzato dalla realtà, quando ci rendiamo conto che il nostro interlocutore non fa più parte di questo mondo. Rapido, come gli incidenti che hanno spezzato le loro vite. Chi ha lavorato a questa campagna ha usato i numeri solo per capire quali dovessero essere i temi da trattare. Le emozioni al centro. Si poteva fare qualcosa di più? Avrei messo in evidenza dei dati in una slide finale, e forse si sarebbero potute stressare ancora di più le storie dei personaggi con una versione dello spot più lunga (per il web). Unica vera perplessità: con mio stupore mancano i temi dell’alcol e della droga.

lucasullabuonastradaDiverso è il discorso per i poster proposti, che purtroppo non ritengo abbastanza efficaci: non facciamo in tempo ad entrare nel vivo della storia del personaggio, che nei video era il vero driver delle nostre emozioni. Mancando il pathos, viene meno anche l’impatto emotivo che dovrebbe costringerci alla riflessione. Luca è un bambino qualsiasi, così qualsiasi e sconosciuto che non riusciamo ad entrare nella sua vita (e di conseguenza nella sua morte). Nel momento in cui la narrazione non è abbastanza forte, una soluzione potrebbe essere mettere in evidenza i preoccupanti numeri che il Ministero ha a disposizione, facendo diventare la lontana e scarna storia una moltitudine di realtà.

Non sono mai stato un fan dei proclami buonisti, quasi sconnessi dalla realtà, che nei precedenti anni hanno prevalso nel modo di comunicare delle nostre istituzioni. Allo stesso tempo sono assolutamente consapevole che il pubblico italiano non sia pronto al modello anglosassone. Ben vengano, dunque, le meta-narrazioni emotive, quando riescono a toccare i sentimenti e far visualizzare le situazioni anche senza mostrare le immagini.

A proposito di slogan Renziani, #sullabuonastrada della comunicazione istituzionale.

 

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Matteo Cadeddu

27 anni e più di 400 chilometri di trekking nelle gambe. Camminare serve a creare idee e relazioni. La comunicazione serve a connetterle.


2 Comments

  1. Matteo Cadeddu

    Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti TBWAItalia Graziano Delrio Segretariato Sociale Rai

  2. Per essere tutti #sullabuonastrada

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