#EstuproNuncaMais, le donne brasiliane contro lo stupro

Sara Ceredi
CP - #EstuproNuncaMais
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Guardando l’immagine in copertina, a cosa pensi? Che cosa associ a questa rappresentazione? Ne ricavi un messaggio o ti sembra una figura insensata? E poi, che cosa riguarda? Perché c’è del sangue? Sarà mica morta la ragazza?

 
Questi sono stati i molteplici pensieri che sono passati per la mia testa, appena mi sono imbattuta in questa immagine sul web. Inizialmente ho pensato che rappresentasse il dolore fisico del periodo mestruale tipico di ogni donna anche perché, per quale altro motivo avrebbe dovuto esserci del sangue nella zona del basso ventre di una donna?
Poi ho guardato più a fondo e ho notato che la ragazza è nuda, crocifissa e senza vita con del sangue che le cola per le gambe e allora ho pensato alle mutilazioni genitali.
Ma non basta: c’è dell’altro che mi sfugge. Un’immagine di questa portata utilizzata in una qualche lotta a favore della donna? Perché? Cosa è mai successo?

Poi l’agghiacciante scoperta: cliccando sull’immagine scopro che questa donna crocifissa è uno dei simboli utilizzati nella campagna social #EstuproNuncaMais nata in Brasile in questi giorni a seguito dello stupro di una 16enne, violentata a turno da oltre 30 uomini per vendetta d’amore e successivamente derisa e sbeffeggiata sui social, dove è apparso il video delle ripetute violenze subite. Pare si trattasse di una vendetta d’amore. Ma è solo la vendetta d’amore il la perché certi esseri umani, forse non definibili come uomini, si sentano liberi di agire come vogliono verso una donna?

La risposta è no.

Eppure la libertà, se così possiamo definirla, di un uomo nel decidere che una donna sia andata a cercarsi un qualsivoglia tentativo di violenza (vuoi perché indossa una minigonna, vuoi perché passeggia per una favela vicino ai binari del treno ed è quindi accondiscendente ad un rapporto sessuale di ogni tipo o più banalmente perché la donna in questione ha deciso di intraprendere una nuova relazione con un altro uomo) continua ad essere senza limiti.
Cosa fare quindi in una società maschilista che troppo spesso ignora o addirittura giustifica ogni sorta di violenza sulle donne? Forse poco. Forse niente. Forse molto. E molto, a mio parere, è stato fatto in questi giorni da parte delle donne carioca di tutte le età che sul web hanno lanciato numerosi messaggi contro la violenza di genere e sono scese in piazza in diverse città brasiliane per far sentire la propria voce. L’hashtag #EstuproNuncaMais sta volando sul web da giorni con l’obiettivo di delegittimare le violenze verso le donne specialmente in un paese come il Brasile dove gli stupri sono all’ordine del giorno e dove le donne continuano ad essere vittime ma etichettate come carnefici. Per sottolineare che lo stupro non ha come colpevole la vittima, ma lo stupratore.

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Una delle ultime ricerche effettuate sui numeri di questi orribili aggressioni segnala che gli stupri in Brasile sono aumenti del 157% tra il 2009 e il 2012 ma il dato realmente allarmante della faccenda è che le vittime aumentano, i carnefici rimangono spesso impuniti e il governo pare restare latente di fronte a piaghe di questa portata.

#EstuproNuncaMais, che fare?

Utilizzare uno dei più potenti strumenti di comunicazione per lanciare un messaggio forte e più che mai necessario a raccontare la vera versione dei fatti accaduti e a fare rete per cercare di combattere le concezioni machiste del mondo odierno.
#EstuproNuncaMais racchiude tutti i più gretti modi di pensare la donna come esca, come predatrice e come corpo fine a se stesso, mettendo a nudo le concezioni errate e maschiliste. Non per nulla sono donne le persone scese in piazza e sempre delle donne hanno dato vita a questa iniziativa coraggiosa, tenace e penetrante su Internet, sottolineando le paure quotidiane del mondo femminile e ribadendo i reali ruoli di preda e predatore, posizioni troppo spesse invertite al fine di giustificare i comportamenti dell’uomo.
Anche la presidente Rousseff ha lanciato un suo tweet sull’argomento, schierandosi dalla parte della ragazza vittima delle ripetute violenze, anche se probabilmente da una personalità con una carica tale ci si sarebbe aspettato qualcosa di più ridondante che un messaggio social ma si sa, le faccende dell’impeachment sono più importanti per lei in questo momento.

Ecco uno dei tweet più presenti sul web dal messaggio semplice, diretto e netto. E anche politically correct, perché le donne del web hanno caricato online una vastità di pensieri sull’argomento cercando di mostrare con l’arma del confronto le opposte concezioni relative al mondo femminile da parte del gentil sesso e del sesso forte, se di sesso forte e gentile si può ancora parlare.
Va da sé capire da che parte si colloca questa immagine.

Seguono a ruota numerose immagini di donne sanguinanti e senza vita, decedute sotto il peso del segno femminile e crocefisse per il sesso biologico, quasi a testimoniare che l’essere donna nel 2016 sia ancora una condanna e probabilmente non sono per le donne brasiliane.

Questa la dura realtà emersa dal web dopo  l’ennesima orrenda violenza: potrebbe essere l’inizio di una rivoluzione culturale che parte dalle donne per le donne, o ci ritroveremo fra non molto ad affrontare nuovamente l’argomento?

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Sara Ceredi

Appassionata di tutti gli effetti dell’elettronica e di tutte le
sfaccettature della danza, non nego l’amore immenso che provo per il
nichilismo e per la letteratura russa.
Filosofa di formazione e di mentalità, attraverso l’universo sorridendo!


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