Otto anni dopo, “Obama Out”

Luigi Conenna
Obama
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Barack Obama mattatore alla sua ultima Cena dei Corrispondenti dalla Casa Bianca: il presidente americano ne ha per tutti e incalza la platea alla sua maniera, in maniera pop e spettacolare. E l’addio finale è ispirato a Kobe Bryant.

Dopo ormai quasi otto anni dall’ingresso alla Casa Bianca e nel panorama mediatico internazionale, Barack Obama si avvia a lasciare la sua carica istituzionale nel prossimo novembre.

Sabato 30 aprile, durante la tradizionale Cena dei Corrispondenti della Casa Bianca organizzata dalla Whca, il presidente americano ha avuto modo di concedere alla platea uno dei suoi ultimi interventi da one-man show, da “animale da palcoscenico” che comunica come pochi nello scenario politico, forse come nessun altro. La tradizione di questo evento vuole che i toni siano ironici e scherzosi, e Obama in questo perimetro ci sguazza tirando fuori una performance pop da commediante navigato.

Ecco il video integrale dell’intervento di Obama (è possibile visualizzare i sottotitoli in inglese):

 

 

L’impressione che si ha guardandolo e ascoltandolo è quella di uno nato per fare questo, a spiazzare è la sua apparente naturalezza nel giocare con parole, toni, espressioni facciali quasi fosse questa la sua specialità da sempre.

L’intervento di Obama inizia dopo il consueto brindisi, preceduto da un breve video dove vengono uniti momenti epocali degli ultimi 8 anni (Obamacare, relazioni con Cuba e l’uccisione di Bin Laden, fra gli altri) ad alcune delle sue più note gaffe (ad esempio, quando accennò a una sua fede musulmana, salvo poi correggersi, o quando pensando che il microfono fosse spento disse al primo ministro russo Medvedev che una volta rieletto sarebbe potuto essere più flessibile con Putin e la Russia).

Una delle prime tematiche che va a toccare, una volta presa la parola, riguarda il suo successore alla presidenza “chissà chi sarà”, dice, ma lo fa usando il pronome femminile “she”: l’unica lei in corsa, Hillary Clinton, avrà sicuramente gradito.

Poi un’amara riflessione sul tempo che passa, con un pensiero che suona più o meno così: “Otto anni fa ero un giovane uomo pieno di vigore e ideali. Guardatemi adesso, l’unico posto dove dovrò andare sarà il bagno!”

Fra battute e smorfie regalate a destra e a manca, torna sulla campagna elettorale dando un giudizio sull’approccio di Sanders e Clinton nei confronti dei giovani e sui loro slogan: lui che col suo “Yes We Can” ha fatto breccia su tanta gente può permetterselo. Risultato: Sanders promosso per il suo slogan (gioca sul nome Bernie rimandandolo al suono simile del termine “burn”, bruciare; in effetti ha fatto ardere la passione di tanti giovani in questi mesi), Hillary rimandata per un utilizzo poco efficace dei social (Obama le fa il verso, immaginandola mentre dice “Hey America, hai ricevuto il mio poke? Non sono sicura di averlo usato bene! Ciao, zia Hillary).

Ecco poi un finto commiato, con tono che torna ufficiale e i temi che si fanno seri. Questo però dura pochi secondi, prima del “Nah, sto scherzando. Sapete tutti che sto per parlare di Trump”. E giù risate. Cosa dice su Trump? Che è strano non vederlo in un posto con telecamere, giornalisti e celebrità, chissà cosa starà facendo di più interessante. Obama ha la sua teoria: sarà a casa impegnato a twittare insulti alla Merkel. La parentesi sul magnate in corsa per la nomination repubblicana si chiude fra l’ilarità generale quando arriva la provocazione “ma ve l’immaginate a parlare col presidente di Svezia, Argentina, o magari dell’Azerbaijan?”.

Di battute, sassolini tolti dalla scarpa e risate è pieno il suo intervento, durato circa trenta minuti e concluso con un commiato dalla platea dove Obama ha voluto, questa volta seriamente, esaltare il ruolo della stampa libera per lo sviluppo e il successo della democrazia.

Fino a quando, a conclusione simbolica del suo incarico che l’ha visto al centro dell’attenzione mediatica, fa la stessa cosa che solo pochi giorni fa ha fatto il giocatore di pallacanestro Kobe Bryant giunto al ritiro dopo una ricca carriera ventennale: bacio al pubblico, microfono lasciato cadere, e “Obama Out“. Dopo Yes We Can, un’uscita di scena degna del politico più pop che ci sia in circolazione.

 

L’addio di Kobe Bryant e quello di Barack Obama
Fonte immagine in evidenza: Flickr

 

 

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Luigi Conenna

Sono nato sul mare. Sono aperto al mondo, senza muri e barriere. Mi piacciono l’armonia e la tranquillità.


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