Amministrative 2016, il tramonto della vecchia politica

Manuela Mondello
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È stata lunga e sofferta, la notte elettorale del voto amministrativo, condizionata da risultati incerti, sospiri nervosi e pronostici perlopiù disattesi. Il primo turno delle elezioni amministrative 2016 ci lascia un unico dato certo: nelle grandi città (Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna) si dovrà attendere il ballottaggio del 19 giugno per avere i verdetti finali.

Pochi vincitori, molti vinti con l’andamento dell’astensionismo che segue ormai un trend costante: fotografa, ancora una volta, un’Italia in cerca di una proposta politica convincente, senza troppi slogan fini a se stessi.

Ma de che stamo a parlà?” direbbe Roberto Giachetti, candidato sindaco PD a Roma, che avrà tirato un sospiro di sollievo quando i risultati e lo scrutinio al cardiopalmo, lo hanno portato al secondo turno (24%). Ma il distacco dalla candidata 5 stelle, Virginia Raggi, va oltre le aspettative.

Qui ogni cittadino conta. Questa è Roma”, ma per la leader di Fratelli d’Italia i numeri (20%), seppur buoni, non sono abbastanza per il ballottaggio. Stessa sorte per il cuoraggioso Alfio Marchini (FI), di giorno in Fiat Punto e di notte in Ferrari, fermo al 10% di preferenze. E “La meglio Roma” di Stefano Fassina, candidato Si-Sel, prende poco più del 4%.

“#CoRAGGIo è ora di cambiare Roma” si sarà ripetuta la Raggi, la vincitrice (35%), almeno al momento, di queste elezioni. E se lo saranno ripetuto i tanti romani che hanno espresso un voto antisistema, di protesta contro l’establishment dei grandi partiti. Un dato interessante va detto: nella Capitale il trend negativo legato al calo dei voti è in controtendenza: si è registrato un +5% rispetto alle precedenti elezioni comunali suddivise, però, in due giornate elettorali.

Le amministrative di ieri sottolineano la fase calante del Partito democratico, non solo nella Capitale ma anche in altre piazze strategiche: a Napoli la candidata del centrosinistra, Valeria Valente, non è andata oltre il primo turno, mentre a Bologna, roccaforte della sinistra emiliana, il sindaco uscente, Virginio Merola, non ottiene più del 39%.

Nella città partenopea Luigi De Magistris “vola” al secondo turno con il 42%, leader con un’identità locale molto forte, espressione di una parte dell’elettorato contro il governo centrale.

Ne escono vincitori, quindi, i sindaci “arancioni” tra cui anche Zedda, che diventa sindaco di Cagliari al primo turno. Lui è uno dei sindaci della “rivoluzione arancione” di 5 anni fa, l’unico rimasto insieme a De Magistris.

E poi c’è Milano con un quasi pareggio tra Beppe Sala (centrosinistra) e Stefano Parisi (centrodestra), rispettivamente al 41% e al 40%, dove Parisi è la vera sorpresa, un manager con poco visibilità rispetto a Sala, ma che commenta il suo risultato sulla linea del voto anti-establishment e di protesta dei delusi di sinistra.

Cosa possiamo dedurre da questi risultati? L’elettorato che ha espresso la propria preferenza lo ha fatto senza lasciarsi influenzare dall’endorsement dei capipartito. Né Renzi né Berlusconi sono riusciti a spostare più di tanto i voti, anzi hanno probabilmente sfavorito i candidati.

E il flop Marchini su Roma ha significato per il centrodestra l’occasione mancata: con un unico candidato oggi probabilmente la situazione a Roma sarebbe diversa, ma, forse, presentarsi agli elettori in contrapposizione è stato il modo di crearsi preventivamente l’alibi alla sconfitta che era, comunque, nell’aria.

Adesso non ci resta che attendere i ballottaggi, che vedranno, nel ruolo di favoriti, De Magistris, Raggi e Parisi che certamente riuscirà a compattare sul suo nome tutte le anime meneghine del centrodestra. Ma occhio alle sorprese, da mettere sempre in preventivo nel secondo turno elettorale.

 

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Manuela Mondello

Blogger, social media & web content editor, creativa, curiosa e appassionata di politica. Detesto la banalità e mi prendo cura di osservare (o almeno ci provo).


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