Come ridurre il digital divide secondo la Rai

Matteo Cadeddu
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Rai vuole risolvere il problema dell’inclusione digitale con “Complimenti per la connessione“, sitcom prodotta da Rai Fiction e Lux Vide, come la celebre serie a cui si appoggia: “Don Matteo”.

 

“Don Matteo” – 7,5 milioni di spettatori con il 29,4% di share medio per l’ultima stagione – è stato ritenuto un veicolo adatto per raggiungere il maggior numero di ascoltatori e avvicinarli alla tecnologia informatica. L’utilizzo di personaggi e gag conosciute permette infatti di abbassare le barriere dell’ascoltatore. Inoltre, le 20 puntate, a partire dall’11 luglio scorso vengono mandate in onda in prima serata, alle 20.30, impegnando l’ascoltatore per pochissimi minuti.

Il digital divide, che la serie si prefigge di ridurre, è il divario tra chi ha effettivo accesso ai computer e alla rete internet e chi ne è escluso. Ma questo divario non dipende solamente dalla mancanza di infrastrutture o dalla loro inadeguatezza (seppur questo sia un fattore pericolosamente rilevante in Italia). Un fattore di prim’ordine, su cui la Rai ha scelto di lavorare, riguarda l’educazione all’uso di questi strumenti, specialmente da parte delle generazioni che non sono cresciute nell’era del boom digitale. Rai fa sapere che 22 milioni di italiani sono ancora senza internet. Un sondaggio Istat del 2015 rileva che più della metà delle persone che non hanno accesso ad internet da casa, non lo utilizzano per mancanza di competenze come motivo principale. Addirittura un quarto di loro non considera internet come uno strumento utile. L’Italia, in Europa, è anche uno dei Paesi dove vengono fatti meno acquisti online.

Diffondere l’accesso aumenta i posti di lavoro, aumenta la competitività del Paese. “Un Paese più connesso è un Paese migliore”, sottolinea il direttore generale di Viale Mazzini, Antonio Campo Dall’Orto.  I temi trattati nella sitcom sono: internet, smartphone, motori di ricerca, password, email, spam, app, social network, selfie, ebook, ecommerce, wikipedia, chat, videocomunicazione, gps, tutorial, hashtag, streaming, on demand, smart tv.

Quasi al giro di boa, fin’ora sono andate in onda nove puntate. Un format molto semplice, che parte sempre con un’azione del tutto anacronistica svolta in caserma dei Carabinieri tra il noto maresciallo Nino Frassica e Francesco Scali (sagrestano di Don Matteo). A un certo punto passa il capitano che spiega ai due che vi sono strumenti più rapidi e funzionali di quelli a cui loro sono affezionati. Il capitano propone la soluzione sotto forma di metafora. Infine viene visualizzata un’infografica accompagnata da una voce che riassume il tema presentato e i passaggi per accedere allo strumento in questione.

Finalmente la Rai prende seriamente in carico il suo ruolo di servizio pubblico. Fossi stato nello staff del progetto avrei cercato una partnership con delle organizzazioni (pubbliche, come Agid, o private) che già si occupino di promozione della digitalizzazione, in modo da fornire degli strumenti o indicazioni extra di approfondimento. Questo perché le generazioni meno “digitalizzate” hanno bisogno di essere formate adeguatamente su temi come la privacy, il phishing, le false notizie e altre questioni delicate per le quali non è possibile esaurire il discorso nei cinque minuti dedicati dalla sitcom. Non abbiamo solo bisogno di più persone su internet, ma soprattutto di persone più consapevoli della propria attività online.

 

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Matteo Cadeddu

27 anni e più di 400 chilometri di trekking nelle gambe. Camminare serve a creare idee e relazioni. La comunicazione serve a connetterle.


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