La Comunicazione Pubblica, da #PAsocial in poi

Luigi Conenna
#pasocial
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Comunicazione pubblica come spazio aperto di interazione fra pubbliche amministrazioni e cittadini, che attraverso l’accesso a informazioni e comunicazioni provenienti da canali ufficiali della PA possono (e devono) essere inclusi sempre più nella vita democratica del Paese. Questo, in estrema sintesi, il ruolo che dovrebbe avere la comunicazione pubblica in un sistema sano e con ambizioni di crescita reale, che voglia muovere i suoi passi in un’ottica di partecipazione.

Comunicazione pubblica che, in realtà, poteva e doveva essere implementata e rafforzata in maniera ben diversa negli ultimi sedici anni almeno, a partire cioè dalla legge 150 del 2000, quando fra le altre cose è nata la figura del Comunicatore Pubblico, incaricato di operare professionalmente nelle istituzioni aprendole al pubblico. Non si può dire che la missione ad oggi sia stata compiuta, e le ragioni sono svariate. Una, su tutte, potrebbe essere stata la mancanza di canali aperti a tutti e, soprattutto, accessibili. Ci sarebbero stati gli Urp (uffici per le relazioni con il pubblico), ad esempio, ma non sono bastati, per motivi tanto svariati da meritare forse un approfondimento a parte. Di certo, poco interessanti e poco accessibili agli occhi del pubblico.

Oggi, però, qualcosa è cambiato in ottica di comunicazione pubblica, e siamo felici di sottolinearlo. A trainare questo cambiamento interazionale e comunicativo fra PA e cittadini sono stati nuovi canali, nati dalla rivoluzione digitale a cui l’Italia, non  senza sforzi, sta cercando di aggrapparsi.

Nuovi media, nuovi messaggi, nuove modalità comunicative, un nuovo pubblico e una nuova vision: tutti elementi che ritroviamo nell’esperienza, giovane e ricca di speranze, di #PAsocial.

 

La comunicazione pubblica #PAsocial

Presidio, ascolto, interazione, sentiment analysis e, perché no, un nuovo branding istituzionale: tutto possibile spostando la comunicazione pubblica sui social media. Giusto e doveroso farlo allora.

La spinta per questo processo è arrivata nel novembre del 2015 a Palazzo Chigi, in occasione degli Stati Generali della nuova comunicazione pubblica. L’evento era stato dedicato proprio alla figura del social media manager e alle case histories di PA ed enti pubblici in materia di esperienze social, e si è rivelato utile come presa di coscienza delle possibilità aperte dai social media e dai nuovi professionisti legati a questi per una comunicazione pubblica che informi e dialoghi in maniera non solo unidirezionale con il suo pubblico. Siamo nel 2016, è vero, e definire nuovo qualcosa legato al mondo dei social media, ormai radicati nelle nostre esistenze e di cui ormai abbiamo imparato a conoscere pro e contro, può risultare strano: bisognava pur iniziare però, meglio tardi che mai.

Basta bacheche nascoste in uffici spesso inaccessibili, basta con evitabili code agli sportelli pubblici e basta anche, chissà, pensare la pubblica amministrazione come una casta di fannulloni intoccabili.

Dentro Facebook, Twitter, Instagram, WhatsApp, Telegram, giù i muri, via le code, e via all’interazione: i numeri dicono che da quando la PA ci regala informazioni sulla bacheca FB, bandi e graduatorie vengono diffusi con un tweet e un’informazione si può richiedere su WhatApp o diffondere su Telegram il cambiamento c’è stato, è stato forte e non sarà certo destinato a essere una parentesi di breve durata.

pasocial

La #PAsocial è il futuro, ma ad una condizione

La condizione per rendere di successo l’esperienza #PAsocial è una, ed è anche semplice da spiegare e comprendere: servono professionisti della comunicazione istituzionale e professionisti dei nuovi media digitali, un mix fra conoscenza degli strumenti tecnici a disposizione e conoscenza delle modalità comunicative più adeguate per offrire servizi di pubblica utilità ed essere protagonisti di un rebranding che diventa necessario per le istituzioni, di cui oggi sono in pochi a fidarsi.

La strada è quella giusta ma va percorsa al meglio, gli sforzi che si stanno facendo per una PAsocial sono strategici e necessari, speriamo a questo punto che si riesca a non renderli vani. Ben vengano la novità e i riscontri del pubblico, sono quello che tutti gli addetti ai lavori (e i cittadini) si augurano, ma adesso stiamo attenti a valorizzare questo lavoro giorno dopo giorno ricorrendo a professionisti e mettendo da parte improvvisazione e pressapochismo. Può essere un momento di svolta per la comunicazione pubblica e per i comunicatori pubblici, che formandosi in maniera professionale possono rendere un servizio di qualità dotato di vision e strategie figlie di studio, esperienza e ricerca.

Per dirla con una metafora, stiamo costruendo una buona flotta per navigare nell’oceano della comunicazione pubblica sui media digitali, dobbiamo adesso essere bravi ad affidare ogni unità navigante a un capitano saggio capace di tenere il timone anche e soprattutto durante le tempeste, raggiungendo di volta in volta il porto con successo. Una flotta nuova capitanata anche da bravi marinai che però non conoscono il mare nuovo dove navigare, con le sue correnti rapide e le nuove rotte da seguire per andare a gonfie vele, è una flotta destinata ad arrivare in porto con poche unità e fra tante difficoltà.

 

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Fonte immagine: web

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Luigi Conenna

Sono nato sul mare. Sono aperto al mondo, senza muri e barriere. Mi piacciono l’armonia e la tranquillità.


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