Quando la radio liberò la mente

Manuela Mondello
Radio
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Sono trascorsi 40 anni da quel 28 luglio 1976, quando una sentenza della Corte Costituzionale stabilì la legittimità delle trasmissioni radiofoniche private a diffusione locale. Finì un’epoca, una lunga e grigia epoca, quella del monopolio della radio di Stato.

In Italia, quasi in modo fibrillante, cominciarono a proliferare moltissime nuove emittenti, in ogni spazio, in ogni dove. Fu un’emozionante e contagiosa frenesia di conquista dell’etere che si trasmise, è il caso di dire, di persona in persona, senza distinzione tra potenziali soggetti attivi, cioè i nuovi produttori di radiofonia libera e i soggetti passivi, ovvero i fruitori delle nuove trasmissioni radiofoniche che hanno fatto della musica, soprattutto, a richiesta, il leitmotiv della nuova avventura nelle praterie delle frequenze radiofoniche in modulazione di frequenza (da allora, semplicemente FM) in precedenza del tutto inesplorate.

Nacquero per dare voce a una parte del Paese non raccontata dalla grande emittenza. La prima fu Radio Milano International che cominciò le sue trasmissioni già nel 1975, grazie all’iniziativa di quattro giovani allora ventenni: Angelo e Rino Borra, Piero e Nino Cozzi. Da lì passarono e si formarono varie generazioni di conduttori, giornalisti, dj, intrattenitori, tra i quali personaggi del calibro di Claudio Cecchetto e Gerry Scotti.

L’esperienza di Milano fu seguita subito dopo da Bologna con Radio Alice, l’emittente della sinistra parlamentare del Settantasette, la più creativa e stravagante che si ricordi, fondata già il 9 febbraio 1976 da Red Ronnie e che, l’innovativa sentenza, spinse oltre i confini regionali grazie alla potenza ed efficacia del nuovo sistema di trasmissione in FM. Alice si caratterizzò per una gestione anarchica: una programmazione radiofonica priva di palinsesto e pubblicità, una redazione, al numero 41 di Via del Pratello, completamente aperta a chiunque volesse entrare, prendere il microfono e parlare alla città. Anticipò, a sua insaputa, alcune peculiarità tipiche dei social media, fu uno spazio di opinione e discussione, un laboratorio assolutamente in linea con il concetto della disintermediazione tipico dei giorni nostri. Ma era andata oltre il livello di libertà delle altre emittenti. Tra queste, cominciarono a conquistare l’etere, nomi oggi importanti delle radio libere di allora, come radio Babboleo di Genova, radio Subasio dell’Umbria, che ancora oggi godono di consensi e ascolti, figli di quell’entusiasmante onda lunga dell’esordio.

A Roma, invece, Radio Onda Rossa, la radio “di chi se la sente”, fu come Radio Alice l’emittente di riferimento del Movimento del ’77, subì la repressione delle forze dell’ordine e l’ostilità del PCI, che la etichettò come fomentatrice d’odio fra le classi sociali.

Una canzone di allora, su tutte, costituì nel dilagante tam tam etereo del ’76, una sorta di colonna sonora che, senza soluzione di continuità tra una frequenza e l’altra, accomunava le radio libere tra di loro. Fu La radio di Eugenio Finardi che nel testo inneggiava al nuovo vento di libertà che spirava da ogni radiolina accesa: “la radio entra nelle case e ci parla direttamente”, e poi ancora: “se una radio è libera, piace ancor di più perché libera la mente”.

 

Ci fu una corsa alla piacevole emulazione della figura di conduttore, con tutti i limiti e gli eccessi del caso, sedimentati, per fortuna qualche anno dopo con la crescente professionalità degli addetti ai lavori, che oggi consentono alle radio private di avere un ruolo importante e insostituibile, sia nell’informazione che nell’intrattenimento.

Tantissimi personaggi, tra attori, doppiatori, deejay, presentatori e cantanti, hanno iniziato la loro carriera in radio: da Maurizio Costanzo allo stesso Finardi, da Renzo Arbore con Gianni Boncompagni, a Rosario Fiorello.

A quarant’anni da quel giorno molte cose sono cambiate, ma la radio rimane un mezzo destinato a non invecchiare. È cresciuta a tal punto da sapersi rinnovare, aprendosi con slancio al mondo di Internet. La radio italiana si nutre di social; ha saputo adattare il suo linguaggio a quello del web, muovendosi tra hashtag, amicizie virtuali, whatsapp e note vocali. Si mostra sempre più partecipativa e coinvolge i suoi ascoltatori, sempre più determinanti nella costruzione del programma. Radio e Internet coesistono e si valorizzano a vicenda in modo sinergico: grazie alle nuove tecnologie è possibile mettersi in gioco e fare radio a costo quasi zero. Occorre un’attrezzatura minima: un microfono, un pc collegato a Internet, una buona voce, tanta creatività e contenuti.

Poche risorse per un mezzo di comunicazione da molti sottovalutato, ma che con questi presupposti avrà sicuramente una vita lunghissima. Partendo dai suoi primi 40 anni che rappresentano un trampolino di lancio verso nuovi traguardi tecnologici, ora che anche la trasmissione radiofonica in digitale è di ordinaria fruizione.

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Manuela Mondello

Blogger, social media & web content editor, creativa, curiosa e appassionata di politica. Detesto la banalità e mi prendo cura di osservare (o almeno ci provo).


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