Crisi di governo e legge elettorale. Tutto quello che c’è da sapere.

Anna Calò
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Come per preparare un esame importante, un compito in classe a scuola o un semplice discorso da fare davanti al tuo capo per tentare di convincerlo che la tua è la proposta migliore, in tutte queste occasioni della vita serve uno schema, un riassunto mentale che ci guidi nel non commettere errori.

Serve farlo anche adesso per tentare di spiegare una situazione politica assai complessa e delicata. Cercherò di raccontare ai difensori della Costituzione cosa prevede la Costituzione stessa.

Una settimana fa, ci siamo recati alle urne per scegliere se convalidare o meno la riforma costituzionale. Democraticamente e in modo netto, ha vinto il “No”.

Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi ha deciso, come precedentemente anticipato, di dimettersi e ha consegnato nelle mani al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella il compito di scegliere il suo successore.

Mattarella ha successivamente avviato le consultazioni con tutti i gruppi parlamentari per cercare una soluzione comune a questa crisi di governo.

Oggi il Presidente ha conferito a Paolo Gentiloni, ex Ministro degli Esteri, l’incarico di formare il nuovo esecutivo. Gentiloni ha accettato con riserva la nomina. Anche se, come si apprende dai giornali, potrebbe tornare già domani mattina al Quirinale per sciogliere la riserva, in quanto il Presidente della Repubblica ha imposto tempi molto serrati perché vuole che il 15 dicembre, giorno in cui ci sarà un importante Consiglio Europeo sull’immigrazione, l’Italia abbia un nuovo esecutivo.

Questo il discorso di Gentiloni a seguito nomina del Presidente Mattarella:

Tra le priorità, quindi, di questo nuovo governo ci sarà la legge elettorale.

Attualmente in Italia sono vigenti due leggi elettorali.

L’Italicum e il cosiddetto Consultellum, ossia la legge Calderoli del 2005 (definita dal lui stesso “Porcellum”) modificata dalla sentenza n. 1 del 2014 della Corte Costituzionale.

La prima, l’Italicum, entrato ufficialmente in vigore dal 1 luglio di quest’anno, è valida solo per la Camera dei Deputati, dal momento che il Senato doveva essere abolito con la riforma costituzionale, che però è stata bocciata con il referendum del 4 dicembre.

E come funziona?

L’Italicum è un sistema elettorale proporzionale in entrata (il numero di seggi è assegnato in proporzione al numero di voti ricevuti su base nazionale) ed un maggioritario in uscita grazie al premio di maggioranza. Un sistema simile a quello con cui si eleggono i sindaci nei comuni con più di 15.000 abitanti.

La lista, e non più la coalizione, che supera il 40% dei voti ottiene un premio di maggioranza ovvero 340 seggi pari a circa il 54 per cento del totale.

Se nessuna lista raggiunge il 40 % dei voti, le due liste più votate vanno al ballottaggio.

Vince, in questo caso, chi ottiene più voti aggiudicandosi così anche il premio di maggioranza.

Fra il primo e il secondo turno non sono possibili apparentamenti o collegamenti di lista: competono le liste così come sono state presentate all’inizio delle votazioni. I cosiddetti quindi “apparentamenti politici” vengono così decisi solo all’inizio lasciando all’elettore la libertà di scegliere da chi realmente sarà formata la nuova maggioranza parlamentare e di conseguenza anche la futura squadra di governo.

E’ prevista, inoltre, per ogni lista una soglia di sbarramento del 3 % necessaria per ottenere seggi alla Camera.

La legge prevede pure che l’Italia sia suddivisa in 100 collegi. Ad ogni collegio viene nominato un capolista bloccato, ovvero scelto dai partiti. I restanti invece vengono selezionati attraverso le preferenze. Ogni elettore potrà esprimere fino ad un massimo di due preferenze obbligatoriamente un uomo e una donna, pena la nullità della seconda preferenza.

Per la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige è previsto un sistema proporzionale: lì si voterà in nove collegi uninominali, come già previsto dal Porcellum.

Per capire cosa comprende, invece, il Consultellum è necessario fare un piccolo passo indietro per approfondire i motivi che hanno spinto la Corte Costituzionale a pronunciarsi in maniera così netta contro alcune parti inserite nella legge Calderoli.

Di seguito il link con il testo integrale contenete la Sentenza n. 1 del 2014 della Corte Costituzionale:
http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2014&numero=1

In poche parole, con il Porcellum la coalizione che prendeva più voti, indipendentemente dalle percentuali, otteneva il premio di maggioranza ovvero la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera.

Un esempio incalzante per capire quanto nei fatti, e non solo a parole, questa legge elettorale fosse realmente un “porcellum”, così come è stata definita, ce lo fornisce l’elezione del 2013, che ha visto la coalizione di centro sinistra, guidata da Pierluigi Bersani, ottenere il 29,55% di voti ottenendo il premio di maggioranza ovvero 340 seggi alla Camera che corrisponde al 54 per cento del totale. Mentre la coalizione di centrodestra, guidata da Silvio Berlusconi, ha ottenuto il 29,18 % dei voti, quindi solo lo 0,37% in meno rispetto alla coalizione avversaria ed ha ottenuto 124 deputati ossia meno del 20% dei seggi.

Uno 0,37% di voti che vale 216 seggi di scarto.

La Consulta ha inoltre bocciato il sistema delle liste bloccate in quanto, in assenze delle preferenze, questo rendeva ancora più indiretta l’elezione dei rappresentanti in Parlamento.

Il Porcellum senza il premio di maggioranza e senza le liste bloccate nei fatti è diventato un proporzionale praticamente puro. E’ inverosimile quindi poter applicare contemporaneamente questi due sistemi elettori, in quanto l’instabilità governativa sarebbe servita su un piatto d’argento, delineando così una situazione peggiore di quella attuale.

Nella sentenza la Corte spiega, inoltre, nel dettaglio il perché, da un punto vista giuridico, l’attuale Parlamento è legittimato a svolgere pienamente le sue funzioni.

Ma perché non applicare l’Italicum, così come è scritto per la Camera, anche per il Senato così da tornare subito alle urne?

A questa domanda risponde l’Art. 57 della nostra Costituzione che recita:

Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero. Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.”

Et voilà. L’Italicum elegge i deputati su base nazionale quindi non si può fare un copia e incolla e applicarlo anche al Senato. Serve quindi una modifica prima di tornare al voto.

Infatti, proprio per questo il Porcellum prevedeva un premio di maggioranza diverso tra Camera e Senato: alla prima assegnato su base nazionale e al secondo su base regionale ovvero il partito o la coalizione che prendeva più voti otteneva il 55% dei seggi, assegnati a quella regione.

Concludendo, possiamo dire che al nuovo esecutivo spetterà quindi l’arduo compito di trovare una sintesi tra queste due riforme elettorali oppure di crearne una ex novo.

Una cosa è certa: ci sarà da mettere insieme diverse fazioni con interessi politici tra loro divergenti.

Non ci resta che dire… Stay tuned e ne vedremo delle belle!

 

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Anna Calò

Cogito ergo comunico. Appassionata di arte e politica. Sognatrice, quanto basta. Curiosa, in maniera smisurata.


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