Trump e quelle incredibili promesse mantenute

Sara Ceredi
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Sono passate meno di tre settimane dall’insediamento ufficiale alla Casa Bianca di Donald John Trump, 45esimo Presidente degli Stati Uniti eletto l’8 Novembre del 2016 – dopo aver sconfitto non propriamente a pieni voti la repubblicana Hillary Clinton – e già il tycoon americano non fa altro che essere al centro del mirino di stampa e istituzioni internazionali per le sue decisioni “borderline”, che ne fanno una delle prime etichette del populismo mondiale.

Ma quali sono realmente i provvedimenti e le disposizioni che hanno portato il Presidente americano al centro della bufera mediatica?

Le scelte prese durante i primi giorni di presenza alla White House non sono altro che i punti snocciolati più volte nella personale campagna elettorale del repubblicano iniziata lo scorso agosto e proseguita fino a fine Ottobre: l’imprenditore edile è salito al timone degli Stati Uniti d’America classificando come prioritarie l’intenzione di proseguire con la costruzione del muro con il Messico, opera iniziata da Bush senior nel 1990; la necessità di chiudere le frontiere del sogno americano agli immigrati irregolari e di fermare l’immigrazione di quei popoli che “possano” essere coinvolti nella guerra al Medio Oriente, come siriani, libanesi, iraniani ed iracheni; potenziare l’economia americana cominciando dall’occupazione; ridurre le distanze con il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin.
Detto, fatto.

La domanda è: qual è il problema se un presidente eletto realizza il proprio programma elettorale? Cosa ci appare poco chiaro e soprattutto, inaspettato?
L’opinione pubblica internazionale sta ponendo il focus in maniera tanto critica sull’operato di Trump in queste due settimane per il fatto che sta rispettando il programma premiato dagli elettori, o per i suoi modi forse un po’ troppo “diretti”?
Nel primo caso la stampa internazionale non dovrebbe stupirsi di tale comportamento ma prendere atto che Donald Trump sta facendo esattamente quello che ha dichiarato, dimostrandosi un candidato coerente in grado di esaudire le promesse fatte ai propri elettori.
Nel secondo caso invece gli oppositori del tycoon, che gli additano modi burberi e piani di azione per nulla politically correct, dovrebbero analizzare la situazione socio-economica mondiale per comprendere che le decisioni attuate da Trump sono frutto di un problema ben più ampio: la globalizzazione.
La globalizzazione – nata come conseguenza del traffico libero di merci e di persone – ha permesso una maggiore libertà di scambio tra paesi, finendo per delocalizzare la produzione incidendo su indici occupazionali e salari, creando disagio sociale in America, come nella vecchia Europa. Da qui il successo del motto “comprate americano, assumete americani”.
Sarebbe quindi interessante comprendere cosa ci sembra incredibile di questo operato, per poterlo analizzare nella sua interezza.
Vista la situazione in cui ci ritroviamo a livello internazionale, è giunto forse il momento di riflettere sulle politiche globali per rimetterci in carreggiata, ed evitare che altri Trump possano trovare terreno fertile proponendo politiche protezioniste e nazionaliste.
Quelle stesse politiche che Trump, grazie al mandato degli americani, sta a buon diritto mettendo in pratica.

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Sara Ceredi

Appassionata di tutti gli effetti dell’elettronica e di tutte le
sfaccettature della danza, non nego l’amore immenso che provo per il
nichilismo e per la letteratura russa.
Filosofa di formazione e di mentalità, attraverso l’universo sorridendo!


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