La comunicazione è una scusa o un problema? 

Anna Calò
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Ho fatto questo semplice esperimento, che non ha alcuna valenza scientifica, ma mi è utile per introdurre l’argomento di cui intendo trattare.

Provate ad entrare su Google e digitate nella barra del cerca “ERRORE DI COMUNICAZIONE“, andate nella sezione “Notizie” e scoprirete che praticamente ogni giorno esce una notizia dai contenuti più disparati che contiene questa dicitura. Dal mondo del calcio, alla politica, all’imprenditoria fino alla pubblica amministrazione, tutti ogni giorno compiono errori di comunicazione.

Allora la mia domanda sorge spontanea. La comunicazione è una scusa o un problema?

Andiamo per gradi.

Tutti siamo concordi, ormai ce lo dicono anche i muri, nel ritenere che viviamo in un’epoca digitale e super interconnessa che viaggia al ritmo delle innovazioni tecnologiche dove saper comunicare è diventato fondamentale anche per il salumiere sotto casa. Ok, ottimo ma quanti politici, aziende o PA si sono realmente dotate in questi anni di uno staff che si occupa SOLO di comunicazione?

POCHE. POCHISSIME e la realtà intorno a noi, come abbiamo visto, è piena di esempi. E qui, come si suol dire, casca l’asino.

Poco fa ho utilizzato la parola “solo” non a caso, perché spesso capita che chi si occupa di comunicazione in un qualsiasi ufficio, pubblico o privato che sia, in realtà svolge altre mille mansioni e la comunicazione finisce per essere il passatempo quando non si ha più niente da fare.

Si potrebbe dire che oggi il mondo della comunicazione si suddivide in due macro categorie: la prima che stringe l’occhio e si riempie la bocca sull’importanza della comunicazione come mezzo per veicolare messaggi e notizie ma che concretamente non fa niente per cambiare la sua situazione e la seconda di chi, invece, ne ha capito l’importanza e ci ha investito soldi e tempo per dotarsi di un ufficio di professionisti che si occupano solo di questo.

Il primo gruppo oggi arranca e dà la colpa alla comunicazione se non trova in essa i risultati sperati. Il secondo lavora tentando di non commettere errori per cercare di rimanere competitivo e, allo stesso tempo, interessante sul mercato di riferimento.

O più sinteticamente si può dividere il mondo in chi ha realmente investito nella comunicazione e chi no.

Al primo gruppo, purtroppo, appartiene la stragrande maggioranza delle imprese italiane pubbliche e private, con percentuali ancora più alte se si parla di PA o di politici a vari livelli. Questo magari perché forse si pensa che ci siano cose più importanti del saper comunicare o che sia sufficiente farlo soltanto prima di importanti eventi quali ad esempio, campagne elettorali o pubblicitarie per il lancio di un nuovo prodotto. Nulla di più sbagliato.

Non si può entrare a far parte delle rete di internet e, ancor più, dei social network a momenti alterni. E’ tempo sprecato e non porta a nessun risultato. Alla comunicazione servono risorse e tempo da dedicare, se si vogliono raggiungere degli obiettivi.

L’alternanza tra momenti di on e di off  genera confusione nel destinatario del messaggio e non permette di instaurare con esso nessuna relazione.

Chi sceglie di comunicare e di stare sui social lo deve fare con costanza ogni giorno e per 365 giorni l’anno.

Lo spot dovrebbe essere uno strumento della comunicazione e non la regola. Purtroppo è ciò che è successo e allora comunicare è diventato sì un problema e, allo stesso tempo, una scusa.

 

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Anna Calò

Cogito ergo comunico. Appassionata di arte e politica. Sognatrice, quanto basta. Curiosa, in maniera smisurata.


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