Paolo Villaggio, comunicatore di un’epoca

Sara Ceredi
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Sono passati solo pochi giorni dalla scomparsa di Paolo Villaggio (30 Dicembre 1932 – 03 Luglio 2017), sceneggiatore, comico e scrittore genovese conosciuto al grande pubblico come il Ragionier Ugo Fantozzi.

Artista epocale del grande schermo, Paolo Villaggio ci lascia con un bagaglio comunicativo importante e già leggendario, essendo riuscito a trasformare i suoi scritti in personaggi diventati icone e simboli della realtà italiana del secondo dopoguerra, riuscendo con il suo linguaggio ad arrivare a ognuno di noi.

Nato nel ’32 a Genova, Villaggio conosce gli orrori della Seconda Guerra Mondiale e cresce durante il boom economico degli anni cinquanta e sessanta, diventando amico e scrittore di testi per l’inestimabile Fabrizio De Andrè per poi – dopo essere stato scoperto da Maurizio Costanzo – collaborare con grandi nomi quali Gassman, Pozzetto, Cochi e Fellini, impersonificandosi per il grande pubblico nel ragionier Fantozzi prima e nell’impiegato Fracchia dopo, personaggi che renderanno l’autore famoso anche oltre i confini nostrani.

Personalità eclettica dalle idee talvolta ritenute eccessive, ad oggi ereditiamo dal mitico Villaggio una comunicazione elementare ma di grande impatto, come il solo ragioniere sa fare. Ugo Fantozzi risulta essere agli occhi dello spettatore il simbolo della mediocrità, forse, tipico del dopoguerra. Impiegato senza né arte né parte Fantozzi appare come un uomo minimale e senza sogni – a parte l’amore verso la Signorina Silvani – che si accontenta della sua realtà senza ambire a nessun miglioramento sia economico che personale. E sono proprio queste caratteristiche che hanno reso celebre il ragioniere prima e l’impiegato Fracchia dopo, uomini quasi definibili inetti verso la vita, incapaci di volersi mettere in gioco; e probabilmente queste stesse mentalità sono riconducibili al panorama italiano degli anni ’70 ed ’80, dove il boom economico ha creato l’idea di un benessere accessibile a tutti e per tutti, chiudendoci in una bolla di sapone e rendendoci incapaci di pensare al futuro.

Ma quale benessere?

 

 

La criticità delle sue figure rende Paolo Villaggio una personalità geniale in grado di spiegarci, con l’arma della comicità, un’epoca descritta spesso come piena di speranze e di opportunità per tutti ma che, in realtà, celava una situazione diversa e meno splendida di quanto si potesse credere.

Villaggio ha scoperchiato il vaso di Pandora italiano sottolineando, nelle sue pellicole, nei suoi spettacoli teatrali e nei suoi libri, le mancanze di una società poco strutturata diventando intollerante anche verso il panorama politico – come si evince in uno dei suoi ultimi scritti dal titolo “Siamo nella merda” – non essendoci, secondo l’autore, nessuna fazione politica in grado di sanare lo stallo italiano.

Aperto sostenitore del Movimento 5 Stelle, Paolo Villaggio ci ha comunicato in tutta la sua esistenza, e  comunica tutt’oggi, il suo personale malessere verso la società del quale ha fatto parte senza mai nascondere le sue idee e le sue opinioni rischiando anche di diventare eccessivo e fuori luogo.

Da ricordare le sue affermazioni sull’omosessualità intesa dallo stesso come anomalia, tanto da raccontare di aver tormentato due gay in gioventù assieme a De Andrè; non meno crudeli le sue parole sulle Paralimpiadi definite da Villaggio come uno “spettacolo pieno di disgrazie” fino ad arrivare alla morte, definita come nero assoluto e “truffa dell’aldilà” per lui che non ha mai avuto il coraggio di morire.

Paolo Villaggio si esprime anche sul suicidio, definendosi favorevole purché non riguardi lui stesso, anche se lui stesso si è spesso definito “un uomo spregevole.”

Numerosi e diversi sono gli spunti comunicativi che hanno reso Paolo Villaggio una celebrità e un comunicatore e, pur non identificandoci in alcune sue affermazioni, è doveroso sottolineare la grandezza di questo artista che ha saputo raccontarci la realtà attraverso il linguaggio tagliente della comicità.

Paolo Villaggio è stato quindi capace di traghettarci verso la modernità, ma oggi più che mai ci rendiamo conto di come il ragionier Fantozzi sia attuale e si possa celare in ognuno di noi: non siamo forse anche noi soggetti tormentati da una nuvoletta e bramosi di un posto fisso, un’utilitaria, una poltrona e un telecomando?

 

 

 

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Sara Ceredi

Appassionata di tutti gli effetti dell’elettronica e di tutte le
sfaccettature della danza, non nego l’amore immenso che provo per il
nichilismo e per la letteratura russa.
Filosofa di formazione e di mentalità, attraverso l’universo sorridendo!


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